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giovedì 27 agosto 2015

Start up, nuove avventure ed imprenditorialità

Eccomi! 

Di nuovo online sul mio blog dopo una lunga e colpevole assenza.
Mi è mancato scrivere su questo spazio, un po' pubblico e un po' privato, e se non l'ho fatto per un po' è stato prevalentemente per pigrizia e per i miei troppi impegni, non certo per la mancanza di qualcosa su cui scrivere!
L'ultimo mio post è stato più di un anno fa... nel frattempo la mia vita è andata avanti, correndo come al solito.. ho compiuto il mio primo anno di lavoro in una nuova società, ho affrontato il mio primo anno da assessore del mio Comune, ho fatto viaggi, mi sono venute nuove idee, sono cresciuta.

E una delle nuove idee che ha preso forma in questo ultimo anno è diventata sempre più concreta, reale e ora sta per partire ufficialmente...
Così un po' per gioco, un po' per sfida (a me stessa prima di tutto), un po' per convinzione e un po' per sognare, sono diventata una giovane imprenditrice. E quindi ora ho tre soci (o tre mariti, visto che la commercialista ci ha detto che fare una società insieme era un po' come sposarsi), che al pari di me non hanno esperienza in questo campo ma tanto entusiasmo, e una società che - speriamo - crescerà con noi.

Ogni tanto, in questi ultimi mesi, mentre lavoravamo per rendere operativa la società dopo averla fatta nascere, mi sono chiesta se fosse stata una mossa avventata e come mai proprio io, che mai mi ero immaginata in questa veste, fossi finita - anche se solo per una quota parziale del mio tempo - ad aprire un'attività. Io che già lavoro, io che mi sono sempre vista a lavorare non in proprio, io che ho l'esempio dei miei genitori, dipendenti con il posto fisso da decenni, io che sono cresciuta con l'avversione al rischio tanto da non avere soldi investiti neanche in BTP...
Tutte queste cose sono vere e rimangono vere eppure ce ne sono anche tante altre che possono spiegare questa mia nuova avventura. 

Avete mai provato la sensazione esaltante di veder piano piano crescere quello che avete in testa? Avete presente il piacere di lavorare in completa autonomia e per qualcosa in cui si crede (e si investe!) in prima persona? Avete mai fatto girare i pensieri a mille per prevedere scenari, inventare storie, immaginare strategie, pensare al futuro, capire come funzionano le cose e come potrebbero funzionare ancora di più? Avete mai avuto un lavoro così stimolante da permettervi di imparare qualcosa di completamente nuovo o quasi ogni giorno? Avete mai creduto così tanto in un progetto e in un gruppo da volerlo far crescere insieme, cercando di decidere tutto o quasi all'unanimità? Avete mai sperimentato la condizione di soci con la fiducia sempre più forte nelle idee e competenze degli altri, da farti mollare - ogni tanto - anche il tuo punto di vista? Avete mai provato il brivido di creare qualcosa da zero?
Aprire un'attività in prima persona è anche tutto questo... e così siamo diventati più o meno esperti di urbanistica, diritto, contabilità, programmazione web, comunicazione, giochi logici, design, disegno CAD e stampa 3D, arredamento e chissà cos'altro... 
Abbiamo progettato, abbiamo scritto, abbiamo girato mercatini dell'usato e trasportato mobili, abbiamo firmato contratti, abbiamo visto avvocati, architetti, commercialisti e consulenti del lavoro, abbiamo arredato e costruito, abbiamo fatto test, abbiamo parlato e impezzato un sacco di persone con la nostra idea, abbiamo coinvolto amici e famigliari, ci siamo confrontati e scontrati tra soci, ci siamo un po' scazzati ogni tanto ma abbiamo anche riso e brindato e scherzato esaltandoci ed immaginando il nostro futuro... e il più delle volte lo abbiamo fatto di sera, nel week end e durante le ferie, perchè comunque continuiamo a lavorare e andiamo avanti con la nostra vita.

Nei momenti di sconforto - che ci sono stati, eccome! - ci siamo spesso detti fra noi soci che sicuramente, anche solo per le cose nuove viste, imparate e sperimentate, era valsa la pena di lanciarsi in questa nuova avventura.
Ecco, ora siamo finalmente arrivati al momento in cui capiremo se c'erano anche altri motivi (più concreti e tangibili!!!) per lanciarsi: infatti fra pochissimo ormai inaugureremo la nostra attività e finalmente, dopo tanti viaggi mentali e tanti pensieri, vedremo come andrà e se funzionerà.


Di cosa sto parlando? Qual è la fantomatica attività? 

Eh, calmi ... fra le cose imparate c'è anche che una buona strategia di comunicazione e marketing non può che poggiare su un po' di mistero iniziale, quindi se volete saperlo, restate sintonizzati!!! ;) 

giovedì 21 febbraio 2013

Cambio pelle

è tanto che non scrivo... anzi è tantissimo...

Certo con tutte mille cose che faccio nella mia vita, tenere aggiornato un blog è davvero l'ultimo dei miei pensieri, eppure...

... eppure di cose da scrivere ne avrei avute tante in questi mesi

... dal lavoro che è diventato sempre più impegnativo (e soddisfacente) ai "primi approcci" con stagisti e nuovi arrivati (quanto è più facile fare le cose rispetto al farle fare!) per finire - udite udite - con una promozione che ha segnato la fine del mio 2012.

Avrei potuto scrivere di tutte queste cose, e di tante altre

.. di una casa che nel giro di un anno a forza di trapano, martello, lavori e nuovi mobili si è trasformata dalla casa della mia infanzia alla casa del mio futuro,
... della politica sempre importante nella mia vita e a volte pervasiva,
... delle serate in cui stacco alle 22.00 dall'ufficio e mi si affaccia il terrore di una vita riempita solo dal lavoro,
... del mio equilibrismo fra vita sociale, lavoro, amici, riunioni e cazzeggio che, nonostante la fatica, mi assicura che la mia vita non sarà mai solo lavoro...

Eppure nonostante il piacere di scrivere, nonostante la voglia di continuare a tenere questo spazio vivo ed aggiornato, nonostante ogni tanto qualcuno (non tanti, ma qualcuno sì!) mi abbia chiesto notizie dei miei post, sono stata un po' bloccata.

Solo colpa degli impegni? Solo un problema di tempi e di conciliare le tante cose da fare?
Che qui non solo si lavora, ma siamo nel bel mezzo di un trasloco e di una campagna elettorale!

Sicuramente.. in fondo ho dovuto aspettare un giorno di malattia per avere il tempo e la tranquillità di mettermi davanti al computer, ma non credo che sia solo per questo.

è che forse questo blog non mi sta più tanto bene addosso.. come quando si ingrassa o si dimagrisce un po' e quel paio di jeans che prima erano perfetti, che erano il tuo pezzo forte dell'armadio, che ti mettevi sempre per sentirti figa, improvvisamente diventano un paio di jeans come tutti gli altri che non ti cascano addosso poi così bene...

è un po' così anche per questo blog, il mio primo bellissimo blog, il mio blog portafortuna (10 giorni dopo il primo post ho trovato lavoro!) ora me lo sento un po' meno mio, un po' meno calzante.. in fondo.. non è un po' ingannevole ora presentarsi come una neolaureata alla ricerca del primo impiego?

Forse come sono un po' cresciuta io in questi ultimi due anni (si.. fra un paio di settimane faccio i miei primi due anni di lavoro.. quanto manca alla pensione????), dovrebbe crescere un po' anche questo blog, per tornare a calzarmi alla perfezione...
E quindi che fare? Abbandonare queste pagine o fare solo un restyling? Cambiare titolo o fare finta di niente? Aprire un secondo blog gemello in cui scrivere delle prossime sfide che mi attendono?

Non so.. diciamo che intanto ho ripreso a scrivere e che il prossimo passo sarà cambiare la descrizione del mio profilo in queste pagine

[Avevo scritto "Si, lo ammetto, sono una laureata in Scienze Politiche (e come direbbe la Gelmini, forse è colpa di questa mia scelta se ora non ho ancora un lavoro) ma non ho ancora perso la fiducia e la speranza di farcela. O perlomeno di trovare qualcosa. Magari senza dover continuare a rivedere al ribasso le mie aspettative. Per il momento ho trovato un Blog"]....


Ormai posso davvero dire che qualcosa l'ho trovato e che non ho neanche dovuto rivedere al ribasso le mie aspettative. è ora di cercare una nuova definizione per la me stessa di oggi e di lanciarsi in nuove ricerche...

domenica 2 ottobre 2011

Tempo di trasferte

Dopo il mio ultimo trasloco in treno (vi ricordate la mia valigia da 50 kg su e giù dal treno?) pensavo, e speravo, che non sarei più salita su un treno per un bel po' di tempo, e invece al lavoro è iniziato il tempo delle trasferte. E così, anche se lavoro nella mia città, il mio destino continua ad essere quello di prendere un treno almeno un paio di volte a settimana, per grande gioia di Trenitalia. 
Anche se, ora che prendo il treno per lavoro, è un po' meglio. Mi pagano la trasferta e mi rimborsano il biglietto, certo, è faticoso lo stesso, ma alla sera sono di nuovo a casa. 
Ma a parte questo, viaggiare per lavoro o viaggiare autonomamente è uguale? 
Ho iniziato a chiedermelo e a farmi un po' di domande. Ci avete mai riflettuto? Tipo, se sono in trasferta, quando inizia il mio orario di lavoro? Durante gli spostamenti, in treno in questo caso, è come se fossi in ufficio o è come se fossi in macchina per andare in ufficio? A prima vista non sembrano domande interessanti, eppure per una come me, che è stata abituata a viaggiare sempre e solo con cibarie, lettore mp3 e libri al seguito, sono temi importanti. In treno, se ci vado per lavoro, posso leggere un libro, posso ascoltare la musica, posso mangiare barrette kinder, giocare a puzzle bubble sul cellulare o anche ingubbiarmi, come ho sempre fatto, o devo comportarmi come se fossi in ufficio? O è ammesso solamente che io legga il sole 24 ore, che usi il computer o che parli di lavoro, o posso anche chiacchierare in libertà con i colleghi?
Alle prime esperienze di lavoro capita anche di farsi queste domande, tutto è nuovo e tutto è potenzialmente problematico, e ci sarebbe bisogno di un manuale di istruzioni per ogni cosa, anche su come comportarsi in treno! 
Per ora mi sono trattenuta. Nonostante le alzatacce sono sempre riuscita a non abbioccarmi, e chi mi conosce sa che è stato un grande sforzo, nonostante la mia foga di lettura, non ho mai tirato fuori dalla borsa uno dei miei romanzi e mi sono concessa solo qualche pagina di Repubblica. 
Certo. Anche in questo ambito sto solo cercando di prendere le misure al mio capo, ai miei colleghi e alla mia società. Poi appena mi sentirò abbastanza sicura ed integrata, rinizierò a viaggiare con le mie borse giganti, pronte a contenere tutto l'indispensabile per i viaggi: una bottiglietta d'acqua, una confezione di tuc, un po' di cioccolata, il lettore mp3, un libro o due. Altro che viaggio di lavoro. Un viaggio in treno è sempre un viaggio in treno, e io li affronto sempre così.

venerdì 9 settembre 2011

Dimettersi è dura..

L'avevo già annunciato prima delle ferie, ho trovato un nuovo lavoro e ho dato le dimissioni, ma non pensavo che dare le dimissioni sarebbe stata una prova così difficile, quasi più complicato che superare i mille livelli di test e colloqui per essere assunti.
Ma perchè dimettersi è stato così difficile? Non è stato solamente il fatto che avevo un po' timore di dare la comunicazione al mio capo, persona che stimo e con cui mi sono trovata bene, né ai colleghi, con cui ho legato fin da subito. E non è stato neanche il fatto che avevo paura di essere considerata una "traditrice" dal resto del gruppo per questo prematuro abbandono. No, tutti sono stati comprensivi e felici per me, un po' tristi per la mia partenza, ma tutti hanno capito le mie motivazioni. 
Non è stato il dilemma etico-morale con cui i miei amici mi hanno un po' preso in giro durante queste ferie "ma come, con la crisi che c'è, con i disoccupati che aumentano, con molti di noi che stanno facendo fatica a trovare lavoro, tu ti licenzi????", anche se in effetti ho un po' pensato anche a questo. 
La cosa più difficile è stato proprio capire come darle, le dimissioni, letteralmente, cioè in che tempi, con che mezzi, rispettando quali scadenze ecc ecc. E, nonostante studi ed approfondimenti su internet, nonostante i consigli del capo, nonostante la consulenza di un amico che si occupa di questo, nonostante io abbia letto almeno 5 volte il mio contratto, ho comunque sbagliato la modalità di trasmissione delle dimissioni, e ieri, un giorno prima della cessazione del mio rapporto di lavoro, mi hanno telefonato dall'ufficio risorse umane. 
Io credevo avessero bisogno di accordarsi per lo svolgimento delle attività di fine rapporto e invece mi hanno gelata "Buonasera, a noi non risulta che lei abbia dato le dimissioni". Il tutto detto con un orrido accento milanese e con un tono veramente sgodevole. Panico. Terrore. Scoraggiamento. Ma sarà possibile che a 25 non sono neanche in grado di dimettermi per bene??? Possibile che questi perfezionisti delle multinazionali abbiano sempre da ridire su tutto, anche su come ci si dimette? 
Per farla breve avevo mandato la raccomandata con la lettera di dimissioni, l'avevo mandata nei tempi giusti, era stata ricevuta, eppure l'ufficio centrale di Milano non ne sapeva nulla.
Errore mio che avrei dovuto mandarla anche là?
Errore dei romani che non l'hanno inoltrata ai colleghi milanesi? Ancora non l'ho capito.
E così fino a stamattina ho temuto che ci sarebbero stati problemi, che mi avrebbero incatenata in ufficio e che non avrei potuto iniziare il nuovo lavoro lunedì. 
E invece alla fine ce l'ho fatta. Ho riconsegnato il pc, ho salutato tutti, ho mandato le ultime mail e archiviato tutto il mio materiale, ho fatto le valigie e ho preso un treno, spero l'ultimo per un bel po'.
E' stata dura ma sono anche riuscita a dimettermi, ed ho imparato la lezione: la lettera di dimissioni è sempre meglio consegnarla a mano, e dimettersi durante il periodo di prova, senza obbligo di preavviso, è molto più facile!!!

venerdì 5 agosto 2011

Chiuso per Ferie

Dopo le ultime settimane, intense e piene di cambiamenti, traslochi e decisioni (forse) epocali, arriva finalmente il momento di staccare la spina, anche mentalmente, cambiare aria e rilassarsi.
Lunedì si parte e sono pronta a godermi le meritate vacanze, e a dedicarmi solo a turismo, mare, buon cibo e tanto shopping al Gran Bazar di Istanbul. 
Sono in ferie e non voglio pensieri.
Anche se. Anche se è difficile non pensare, anche se l'estate è relax, ma quando si ha tanto tempo libero ci si arrovella di più, anche se a settembre mi aspettano tante cose nuove e sarà inevitabile pensarci almeno un po', anche se vado in un paese nuovo e chissà cosa scoprirò e su cosa rifletterò.



Il Blog è, da oggi, ufficialmente, chiuso per ferie. Mi prendo l'ultimo weekend per finire alcune cose in sospeso, valigie, check in, una lettera di dimissioni ancora da spedire, e poi si parte.
Vorrei scrivere di quanto sia bello essere in ferie dopo alcuni mesi di lavoro, di quando io stia assaporando ogni momento libero, di quanto mi godrò queste imminenti vacanze, ma preferisco godermi la pace del giardino di casa mia e il cazzeggio.
Vado in Turchia e mi aspetto di scoprire tante cose nuove, e perchè no, di venire in contatto con nuove storie e  nuove esperienze, e di capire un po' là che aria tira, soprattutto per la nostra generazione. 
Per ora ho scoperto che il PIL turco cresce a ritmi sostenuti (+ 11% nel 2011) e che la disoccupazione giovanile è in calo, anche se si attesta comunque su un dato del 22%... (vi sembra un dato alto?? bè il Italia è circa al 28%). Ve lo aspettavate? Chissà che paese scoprirò!
Magari a settembre potrei consigliare una nuova meta di fuga per i nostrani cervelli in fuga!

Buone vacanze a tutti! 

venerdì 29 luglio 2011

La mia valigia

Ultimo giorno di lavoro in ufficio, prima di ben 4 settimane di ferie. 
Sensazioni molto simili a quelle, provate tante volte, l'ultimo giorno di scuola. L'ultimo giorno prima che tutto l'ufficio vada in ferie, si lavora tranquillamente, senza affannarsi troppo, si fa una bella pausa pranzo lunga e allegra, si esce prima, ci si saluta, si è tutti più felici e sereni.
Si va in vacanza e si mette tutto in stand by. 
Per me è stato un ultimo giorno di lavoro ancora più particolare. Dopo tanti colloqui, dopo tanti patemi, dopo tante riflessioni, sembra che tutti i pezzettini del puzzle finalmente vadano al loro posto: ho ricevuto una nuova offerta per un lavoro, questa volta nella mia città.

Avrò fatto la scelta giusta? 
Abbandono un contratto già firmato, un lavoro in cui mi ero già un po' inserita, un bel gruppo di colleghi, un'azienda prestigiosa e conosciuta, e ancora non so bene cosa troverò. 
Gli addii spingono sempre a fare dei bilanci, e io ho iniziato a pensare a cosa avrei riportato a casa nella mia valigia, dopo questi mesi romani, a parte i vestiti acquistati nei mercati di Campo dei Fiori e nei negozi di via del Corso. 
Insomma, cosa ho imparato, oltre ad usare Excel e Power Point molto meglio di prima???
Bè ho imparato anche tante altre cose, ho imparato ad usare sempre un po' di strane parole in burocratese ministeriale fra cui "a tergo" e "per le vie brevi", ho imparato che nei documenti ufficiali non si scrive "si dichiara", ma "si rappresenta".
Ho imparato che non si dice graffetta ma attache, e ho scoperto che esiste la parola "pecetta", che prima di qualche mese fa non avevo mai sentito, ma che credo voglia dire post-it o qualcosa del genere!
Oltre a 30 kg di vestiti, trasportati a fatica su e giù dalla metro e su e giù da un treno, nella mia valigia della prima esperienza lavorativa metto tutto questo, e tanto altro. 
Ho capito che lavoro di gruppo non è solo una frase fatta, ma a volte è una bella realtà. 
Ho capito che quando non si sa qualcosa è sempre meglio chiedere. 
Ho imparato quanto sia fondamentale legare con le persone, per lavorare bene. 
Ho conosciuto tanti colleghi, più o meno in gamba. 
Ho capito che il ruolo del capo è quello di motivare, stemperare gli animi, consigliare, e quasi mai quello di lavorare.
Ho imparato a leggere un contratto di lavoro, una busta paga, a chiedere delle ferie, e a dimettermi (e non è stato facile). 
E poi ho capito dove voglio abitare e quindi lavorare, ho capito che il lavoro non può essere tutto, e che bisogna sempre andare avanti con la propria vita, e non limitarsi al lavoro.
Sono in viaggio, sto tornando, faccio bilanci e sono pronta ad aprire un nuovo capitolo, senza dimenticare mai tutto quello che mi porto dietro dopo questa prima esperienza di lavoro.
Si, sono pronta ad andare avanti, a rimettermi in discussione e a riniziare tutto da capo. Si sono pronta, ma rigorosamente solo dopo le ferie!

martedì 17 maggio 2011

Fatti, non pugnette!

Oggi sono entrata in ufficio alle 9.30 e ne sono uscita alle 20.30, e nonostante l'enorme quantità di tempo che ci ho passato, mi sembra di aver lavorato davvero poco.
Non perchè il tempo è volato, anzi, non perchè ero così interessata da non accorgermi dell'orario, non perchè sia stata una giornata particolarmente piacevole. Sto parlando di produzione, output, risultati finali. 9 ore in ufficio per produrre 5 slides. Non ho fatto nient'altro. E ora non vorrei essere accusata di fancazzismo. Non mi sono girata i pollici tutto il tempo, ho fatto e rifatto e sistemato e risistemato 5 slides per tutte le 9 ore che ho passato in ufficio. E ora odio PowerPoint e le slides, odio che si va ad aggiungere a quello che ho già iniziato a provare per Excel e prospetti e tabelle annessi. Ho scoperto che il mio ufficio è il regno della pignoleria e che la filosofia "un tanto al kilo" non è proprio ammessa, neanche nelle cose più minime. Così mi sono ritrovata a provare 20 combinazioni di colori diversi per tutte le slides circa 10 volte, a spostare e rispostare ogni grafico di continuo, a cambiare carattere, a modificare ogni linea, a sperimentare nuove animazioni per tutta la giornata. E questo non mi fa sentire molto produttiva, ma un po' una perditempo. Eppure la linea dell'ufficio è questa, e questo è ciò che ci chiedono: perfezionismo fino all'ultima virgola. 
Ok, stavamo preparando le slides per un incontro ufficiale e molto importante che si terrà domani, con rappresentanti e dirigenti del Ministero a cui faccio consulenza e della Commissione Europea, ma nonostante questo mi sembra un po' paranoico cambiare 10 volte il colore dello sfondo da azzurro chiaro a azzurro cielo. O sono io che non capisco l'importanza della precisione? inizio a domandarmelo. 
E mi chiedo anche se si diventi iperpignoli a fare un lavoro del genere o se sia una dote innata, e in quest'ultimo caso mi chiedo se, forse, io non sia la più adatta a questo lavoro. 
Insomma, fra forma e sostanza io ho sempre privilegiato la sostanza. Fra contenitore e contenuto ho sempre curato più il contenuto. E ora mi ritrovo catapultata nel mondo del formalismo e della pignoleria. E mi sento una pasticciona. Com'è possibile non accorgersi che il quadratino nell'angolo in fondo aveva un angolo smussato di mezzo millimetro rispetto agli altri? Perchè non ti sei resa conto per prima che il giallo usato a pagina 9 è diverso da quello usato a pagina 53? E come ha fatto a sfuggirti quello spazio in più nell'ultima riga delle note??
Sarà che secondo me sono cazzatine che non rovinano un buon lavoro?? eppure pare che il resto del mondo, o almeno il resto del mio ufficio non la pensi così! Non fraintendetemi, so essere una persona precisa. Sono organizzata, puntuale ed ordinata. A scuola e all'università sono sempre stata conosciuta per la mia efficienza e precisione, eppure qua non è abbastanza.
Come fare?riuscirò ad adeguarmi a questi nuovi standard? Io sono donna e donna emiliana, cioè per definizione abituata al pragmatismo e alla praticità, cioè al motto "fatti, non pugnette", e ora, ogni tanto, mi sembra di dover dare troppa attenzione alle pugnette! Riuscirò a fare cambiare mentalità a tutti gli altri, o fra un po' mi ritroverete a scrivere un post 15 volte in brutta, prima di riuscire a pubblicarlo?


ah.. ho scritto questo post in 10 minuti, mentre controllavo l'acqua sul fuoco per il tè, mentre consigliavo la mia coinquilina su questioni di cuore e chattando su almeno due chat diverse con un paio di persone. Spero che la forma non ne risenta troppo!!! ;)

martedì 10 maggio 2011

Fra la noia e il superlavoro...c'è lo stage

Gli stage - e forse anche i lavori- sono di due tipi. 
Il primo tipo potrebbe essere definito stage inutile, cioè uno stage in cui la cosa più eccitante e formativa che si fa è un po' di fotocopie, magari in formati particolari. Questi tipi di stage sono praticamente sempre non retribuiti ed organizzati dalle Università, cioè servono solo a perdere tempo e a guadagnare un po' di crediti. Al massimo possono essere inseriti nel curriculum, sperando che facciano un po' mostra di sé, ma ci si deve poi inventare da zero le mansioni svolte e le cose imparate. La cosa più difficile di questi stage è far passare il tempo. Facebook, sempre che non sia bloccato nei computer del lavoro, è il miglior amico dello stagista annoiato, che in alcuni momenti preferirebbe essere sfruttato come cameriere-portaborse-tutto fare, e rendersi un po' utile, piuttosto che essere considerato come un soprammobile, che si è deciso di mettersi in ufficio solo per mantenere buoni rapporti con l'Università. Io ho provato questo tipo di stage, e per fortuna c'era il bar aziendale ed un po' di altri colleghi stagisti con cui prendere decine e decine di caffè al giorno. Questo stage non mi è servito assolutamente a nulla, ma dovevo farlo per forza, ed era davvero frustrante passare le giornate su internet e alla disperata ricerca di passatempi, soprattutto perchè avrebbe potuto davvero essere una bella occasione, ed io ero motivata, entusiasta e felice di darmi da fare. Sono stata una risorsa sprecata.
All'altro estremo c'è l'altra tipologia di stage, che può essere definito stage schiavitù, riconoscibile dal fatto che i poveri stagisti non alzano un minuto gli occhi dai computer e che fanno orari di lavoro da sfruttamento. Anche questo tipo di stage ha i suoi pregi e i suoi difetti, infatti, se da un lato la fatica è enorme, almeno, lavorare così tanto, inevitabilmente porta ad imparare, con la speranza di avere un rinnovo di contratto, o di diventare un po' più "appetibili" sul mercato del lavoro. Eppure anche l'ansia di non essere all'altezza, di avere troppe responsabilità fin dall'inizio, la paura continua di sbagliare può rendere uno stage interessante molto stressante.
Come al solito la nostra generazione è costretta da un estremo all'altro, non ha mezze misure, nè sfumature e vie di mezzo, e si dibatte impotente fra noia e schiavitù. 
Voi che preferireste?

lunedì 18 aprile 2011

Trovo lavoro, cambio armadio

Sarà perchè sono donna, ma una delle prime preoccupazioni che mi sono affiorate in testa, una volta ottenuto un lavoro, è stata, e ora che mi metto??? (anzi ad essere precisi questa preoccupazione è comparsa per la prima volta al primo contatto con il mondo del lavoro,fin dai primi colloqui!)
Sembra marginale, ma non è un problema da poco! Intanto bisogna capire qual è il dress code dell'azienda, e per questo ho passato le prime due settimane di lavoro a spiare tutte gli abbinamenti delle colleghe. E dire "vestirsi eleganti" non è sempre un'informazione sufficiente...per esempio, qual è la policy sui jeans??
Bandiere e simbolo della gioventù, must modaiolo e capo d'abbigliamento che può essere abbinato praticamente a tutto, eppure i jeans sono il tabù dell'ufficio. Sarebbero una dichiarazione d'informalità e di casual-style che, ancora, da stagista, non mi sento di fare. Non ho incrociato nessuna collega in jeans, quindi i jeans sono banditi dal mio look (almeno dal lunedì al venerdì dalle 9 alle 19).
Passiamo poi al fantomatico capitolo tailleurs. 
Trovarne uno che mi stia bene, non mi faccia sembrare una hostess e non costi più del mio stipendio?Missione impossibile.
Forse non sono abituata a vedermi con questi completi addosso, forse sono fatta male, o forse è perchè mi ostino a cercarli in improbabili outlet per risparmiare, ma possibile che non ne abbia ancora trovato uno che mi stia bene, in un mese e passa di ricerche? 
Lancio un appello!qualcuno mi aiuti e mi consigli! 
Ho immolato tutti i miei ultimi week end sull'altare dello shopping senza nessun risultato, se non quello di deprimermi e farmi sentire brutta!
E questa estenuante ricerca mi sta così scoraggiando che mi fa passare anche la voglia di fare shopping di piacere, cioè i vestiti che mi piacciono, che mi stanno bene, che vorrei mettere, ma che tanto non avrò più tempo di indossare! 
Tutto questo per stupide convenzioni di forma, che ho sempre detto di disprezzare, e che improvvisamente, pur di fare bella figura, mi sembrano importantissime..
E se dopo tutti questi sforzi e queste spese, il mio contratto non venisse rinnovato?cosa me ne farei di tutti queste orribili giacche con le spalline?

lunedì 4 aprile 2011

Week end da lavoratori


Il mio primo vero week end da lavoratrice è appena passato. 
Dopo aver superato traslochi, shopping forsennato e poco soddisfacente di camicie-giacche-tailleurs (cioè come trasformare in due giorni un armadio da studentessa in un armadio da lavoratrice) e svariate feste di laurea, ho avuto un week end abbastanza libero, cosa che mi ha fatto riflettere su alcune differenze.
Sarà stato perchè c'erano 25 gradi ed un sole quasi estivo, ma questo week end è stato proprio piacevole.
Fra i pro e i contro da mettere sulla bilancia di questa mia nuova condizione di vita, dunque, ci sono anche i week end. Ho assaporato (come ho sempre immaginato sarebbe stato) un week end di completa libertà. Totale e meritato fancazzismo. Mentale e fisico. Niente da studiare, nessuna ansia per esami imminenti, nessun capitolo di nessuna tesi da scrivere, nulla da consegnare. Due giorni di totale e completo riposo. Giustificato e meritato. Nessun senso di colpa per qualcosa che avrei dovuto fare. Vacanza. Ferie. Week end. Esattamente quello che dovrebbe essere, ma che da studenti non è mai. Certo anche da studenti si cazzeggia, ma si ha sempre quella sensazione un po' ansiolitica del tempo che manca al prossimo esame, alla prossima scadenza. Si sa sempre che si sta trascurando qualcosa. Invece da lavoratori, il riposo nel week end è un diritto e un dovere, è normale, previsto e benvisto da tutti.
Insomma fra tutti i più e i meno che sto assegnando in questo momento, il week end da lavoratore è decisamente un più.