Pagine

Visualizzazione post con etichetta cambiamenti. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta cambiamenti. Mostra tutti i post

lunedì 7 luglio 2014

Appuntamenti importanti

Si, lo so. Sono terribilmente colpevole. 
Sono stata assente, latitante, un completo fantasma nonostante i buoni propositi che avevo scritto nel mio ultimo post più di un anno fa...

Non scrivevo da tantissimo, eppure ieri sera ne avevo proprio voglia, o forse ne avevo proprio bisogno.
Perchè ieri sera era la sera prima di un appuntamento importante e se ho rinunciato a scrivere, ripromettendomi però di farlo oggi, è stato solo perchè volevo andare a dormire ad un'ora decente ed essere bella fresca e riposata questa mattina.
Perchè oggi avevo un appuntamento importante, il primo giorno di un nuovo lavoro.
Pensavo non mi avrebbe fatto molto effetto, ma nonostante sia una lavoratrice già da un po', nonostante io conosca già bene il mio capo, nonostante io sappia perfettamente o quasi cosa andrò a fare, dove e con chi, nonostante tutto e un po' inaspettatamente ieri sera ho sentito un po' di tensione.
E chi mi conosce sa che la tensione molto spesso la sfogo scrivendo, quindi il mio primo pensiero è andato al mio blog/diario e a tutto quello che avrei potuto raccontare su questo momento.

La sera prima di un appuntamento importante, lavorativo ma non solo, che fate? Vi rilassate, non ci pensate, ci pensate fino allo sfinimento, fate liste di cose da fare, liste di pro e contro, check list di cose da ricordare, vi fate trascinare dai ricordi...?
Io ho fatto di tutto un po'.. sono tornata in serata da un week end al mare e man mano che i kilometri sulla A13 scorrevano e io tornavo alla realtà, l'ansia aumentava un po' e allora il mio cervello ha iniziato a pensare a quello che avrei trovato e a quello che stavo definitivamente lasciando e un po' sull'onda della malinconia e un po' sull'onda della razionalizzazione mi sono messa a pensare all'unica esperienza simile a questa che ho già avuto.
Perchè io un lavoro l'ho già lasciato e ne ho già scritto (qui raccontavo la mia decisione). E ricordo benissimo cosa ho fatto la sera prima del mio primo giorno di lavoro nella mia (ormai) ex società. Era settembre, ero stata al SANA con un'amica, avevo fatto razzie di gadget e assaggini al tofu che non avrei mai usato, sono stata a cena alla Festa dell'Unità al Parco Nord e anche quella volta sono andata a letto presto pensando a cosa lasciavo e chiedendomi se avessi fatto la scelta giusta.
Allora feci la scelta giusta, ogni tanto nel corso di questi tre anni ho ripensato a quella scelta ma quasi mai l'ho rimpianta... perchè questa volta dovrebbe essere diverso?
E oggi come allora ricordo di aver pensato di essere una privilegiata, che forse era inutile e un po' ingiusto farsi tante paranoie su quello che ormai, di fatto, è un privilegio... io che penso e ripenso se accettare un lavoro quando tanti miei coetanei e non solo hanno ormai perso ogni speranza di ricevere un'offerta di lavoro.
Il mio cervello ha iniziato a pensare a tutto questo e a molto altro, ai bei momenti, a quello che ho imparato, alle persone che ho incontrato, ma anche alle motivazioni che mi hanno portato a prendere questa decisione, alla curiosità per quello che è nuovo, alla voglia di mettersi di nuovo un po' alla prova... e così è arrivata sera e sono arrivata a Bologna. E dopo un po' di rassicurazioni, un piatto di gnocchi con le zucchine, un bicchierino di mirto e un po' di programmazione delle prossime probabili ferie (tutti e tre preziosi toccasana per la sopravvivenza quotidiana!!!) sono andata a letto e non ho fatto neanche uno dei miei sogni contorti da cervello in iper-lavoro.

Mi sono svegliata stamattina, mi sono preparata (non troppo formale, non troppo informale, non troppo truccata, sembriamo disinvolti e carini ...) e sono andata. Il solito giro di presentazioni e benvenuto e poi la prima giornata è andata.

Che devo dirvi? Che ora non ho voglia di raccontarvi tutto quello che ho pensato e che ho visto, le differenze che ho subito notato, le volte che, in bene e in male, ho pensato "di là non è così" (magari tengo tutto questo come materiale per un nuovo post!!). A giornata finita voglio solo pensare che l'importante è che domani non è più un primo giorno, da domani sarò operativa, pronta a lavorare e a scoprire nuovi colleghi, nuovi progetti, nuove cose da fare e da imparare.

Poi certo, volendo credere al karma, scoprire che il nuovo pc aziendale non entra nella mia bellissima borsa rossa appena comprata dovrebbe farmi pensare.. O accorgersi che il back up di tre anni di vita non è andato a buon fine e che (forse) ho perso tutto dovrebbe farmi fare delle domande...
Sarà la dimostrazione karmica che ho fatto male a fare questa scelta? Il fato che si rivolta contro di me? Oppure solo un primo lunedì che non è filato via benissimo? 
Non so, eppure volendo essere positivi e volendo trovare messaggi rassicuranti potrei pensare che è solo un nuovo inizio. E come tutti i nuovi inizi questo implica lasciare qualcosa dietro di se non avere rimpianti.

Arrivederci borsa rossa, finchè è durata è stato bellissimo.



domenica 28 agosto 2011

Male di fine estate


Il conto alla rovescia è praticamente terminato. 
Quattro settimane di ferie sembrano lunghissime, ma, in realtà, fanno molto in fretta ad esaurirsi.
E così ci si ritrova da capo, una domenica sera, che torna ad essere la sera prima del lavoro, e non più un giorno qualsiasi.
Alcune ore di treno, una cena, magari un film in streaming e un po’ di ore di sonno sono le uniche attività che mi separano dalla fine ufficiale della mia estate 2011.
E come quando andavo a scuola mi ritrovo  a pensare a come avrei potuto impiegare meglio queste quattro settimane di libertà totale, a cosa avrei dovuto fare, a cosa non ho fatto, a quanto come al solito il tempo sia tiranno e scorra troppo veloce. Come spesso mi succede sono in treno, due lunghe ore di viaggio, e ripenso al viaggio di andata, esattamente un mese fa, e a quanto ero felice di tornare a casa e di avere tutta l’estate, che in quel momento mi sembrava un tempo così lungo e senza fine, davanti.
E invece le giornate passano, e si arriva inevitabilmente alla sera prima.
E la sera prima si cerca disperatamente un modo per far passare il tempo più lentamente, si cerca di assaporare ogni istante, ma in realtà si è già proiettati al giorno dopo, si ripensa alle vacanze con un misto di rimpianto e nostalgia.
Come sarà il ritorno al lavoro? Un lento e graduale rientro, o una full immersion shoccante e traumatica? In ogni caso domani a quest’ora starò già rimpiangendo le ferie passate, e forse iniziando a calcolare quanto manca al primo ponte. (anche se pare che i ponti ormai siano in via di estinzione… ci vogliamo mettere anche questo nella lista del perché la mia generazione è sfigata??)
È dura ammettere che l’estate è finita e che inizia un nuovo anno, che le prossime vacanze sono lontane, anzi lontanissime, e che d’ora in poi la sveglia che suona ogni mattina sarà una fastidiosa certezza. Dura tornare alla realtà, e alla faticosa routine quotidiana, soprattutto dopo un’estate intensa e meravigliosa (anche se la più corta della mia vita), piena di viaggi esotici e un po’ lussuosi, amici, amore, casa e soprattutto passata con la serenità di chi sa che è appena riuscito ad incastrare tanti pezzettini difficili di un puzzle. La mia estate a cavallo fra il mio primo e il mio secondo lavoro è passata.    

A meno che io non convinca la mia mamma che ho male alla pancia e lei domani mi faccia stare a letto. Dai mamma, almeno un altro giorno, un giorno solo, e poi giuro che a scuola ci torno e che sarò bravissima. Ma domani posso stare a casa???

mercoledì 24 agosto 2011

Il potere delle radici

"le radici sono importanti, nella vita di un uomo, ma noi uomini abbiamo le gambe, non le radici, e le gambe sono fatte per andare altrove.."


Poco più di due anni fa, in un inizio agosto caldo come questo, i miei pensieri erano tutti rivolti alla mia imminente partenza per Bruxelles. Erasmus. 
Nelle mie giornate di ansia pre-partenza, un'amica mi scrisse questo sms, per spronarmi, rassicurarmi, caricarmi. Nonostante le mie saldissime radici a Zola Predosa, Bologna, era ora di partire e spostarmi un po'. In realtà avevo, in parte già iniziato, con un primo spostamento oltre Appennino, per frequentare l'università a Firenze, ma abbandonare il mio paese per l'estero, per quasi un anno, mi sembrava un'impresa grande e difficile. Come al 99,9% degli Erasmus, poi, andò tutto bene, meravigliosamente, e forse per caso, forse perchè mi ero ormai abituata, ho continuato, anche dopo, a fare un po' la trottola. Gli ultimi tre anni mi hanno vista così in diverse città e paesi, con nuove case e nuove stanze, insieme a coinquilini collaudatissimi e a perfetti sconosciuti, senza mai abbandonare il mio pendolarismo di fondo, per tornare alla mia base, con grande gioia di Ryanair e di Trenitalia. Firenze, Bruxelles, Firenze e poi Roma, senza mai dimenticare le mie radici, ben salde e profonde a Bologna. Come previsto dalla mia amica, nonostante le paure iniziali, le mie gambe si sono mosse e hanno camminato per un po' in strade diverse, da via Circondaria a rue du Trone, ma alla fine, anche loro, come me, volevano tornare a percorrere i cammini del passato. 
Le radici si sono fatte sentire e mi hanno richiamata indietro. Sarà perchè ormai mi sento grande e stanca della vita da fuorisede? sarà perchè voglio iniziare a trovare la MIA casa, e non più solo la mia stanza? sarà che la mia famiglia, il mio ragazzo e quasi tutti i miei amici sono qui a Bologna (e a questo punto spero che anche le loro gambe si fermino un po' su queste terre)? sarà che quando ero in giro per l'Italia e per il Mondo mi sentivo sempre così orgogliosa di appartenere a questa terra? 
E così alla fine le radici hanno avuto la meglio anche sul lavoro. Tenacemente mi hanno spinta a cercare, fare colloqui, presentare domande, per qualsiasi cosa, purchè a Bologna, e, alla fine, ce l'hanno fatta.
Avrò fatto bene ad ascoltare le mie radici, e forse un po' meno la mia razionalità, che mi diceva che il lavoro che avevo trovato a Roma era il meglio che potessi avere il questo momento?
Avrò fatto bene ad abbandonare il mio primo, prestigioso, lavoro - una Big Four, mica scherzi - per accettare la prima proposta minimamente all'altezza che ho ricevuto a Bologna, e forse non esattamente nel mio campo?
Fra un paio di settimane lo scoprirò, affronterò l'ennesimo primo giorno (dopo tanti primi giorni di scuola siamo passati all'era dei primi giorni di lavoro) e cercherò di capire se ho scelto bene. 
Nel frattempo la mia amica, che mi mandava sms rassicuranti per spronarmi a partire due anni fa, ora dovrebbe trovare adeguate citazioni che mi facciano capire di aver fatto la scelta giusta!

venerdì 29 luglio 2011

La mia valigia

Ultimo giorno di lavoro in ufficio, prima di ben 4 settimane di ferie. 
Sensazioni molto simili a quelle, provate tante volte, l'ultimo giorno di scuola. L'ultimo giorno prima che tutto l'ufficio vada in ferie, si lavora tranquillamente, senza affannarsi troppo, si fa una bella pausa pranzo lunga e allegra, si esce prima, ci si saluta, si è tutti più felici e sereni.
Si va in vacanza e si mette tutto in stand by. 
Per me è stato un ultimo giorno di lavoro ancora più particolare. Dopo tanti colloqui, dopo tanti patemi, dopo tante riflessioni, sembra che tutti i pezzettini del puzzle finalmente vadano al loro posto: ho ricevuto una nuova offerta per un lavoro, questa volta nella mia città.

Avrò fatto la scelta giusta? 
Abbandono un contratto già firmato, un lavoro in cui mi ero già un po' inserita, un bel gruppo di colleghi, un'azienda prestigiosa e conosciuta, e ancora non so bene cosa troverò. 
Gli addii spingono sempre a fare dei bilanci, e io ho iniziato a pensare a cosa avrei riportato a casa nella mia valigia, dopo questi mesi romani, a parte i vestiti acquistati nei mercati di Campo dei Fiori e nei negozi di via del Corso. 
Insomma, cosa ho imparato, oltre ad usare Excel e Power Point molto meglio di prima???
Bè ho imparato anche tante altre cose, ho imparato ad usare sempre un po' di strane parole in burocratese ministeriale fra cui "a tergo" e "per le vie brevi", ho imparato che nei documenti ufficiali non si scrive "si dichiara", ma "si rappresenta".
Ho imparato che non si dice graffetta ma attache, e ho scoperto che esiste la parola "pecetta", che prima di qualche mese fa non avevo mai sentito, ma che credo voglia dire post-it o qualcosa del genere!
Oltre a 30 kg di vestiti, trasportati a fatica su e giù dalla metro e su e giù da un treno, nella mia valigia della prima esperienza lavorativa metto tutto questo, e tanto altro. 
Ho capito che lavoro di gruppo non è solo una frase fatta, ma a volte è una bella realtà. 
Ho capito che quando non si sa qualcosa è sempre meglio chiedere. 
Ho imparato quanto sia fondamentale legare con le persone, per lavorare bene. 
Ho conosciuto tanti colleghi, più o meno in gamba. 
Ho capito che il ruolo del capo è quello di motivare, stemperare gli animi, consigliare, e quasi mai quello di lavorare.
Ho imparato a leggere un contratto di lavoro, una busta paga, a chiedere delle ferie, e a dimettermi (e non è stato facile). 
E poi ho capito dove voglio abitare e quindi lavorare, ho capito che il lavoro non può essere tutto, e che bisogna sempre andare avanti con la propria vita, e non limitarsi al lavoro.
Sono in viaggio, sto tornando, faccio bilanci e sono pronta ad aprire un nuovo capitolo, senza dimenticare mai tutto quello che mi porto dietro dopo questa prima esperienza di lavoro.
Si, sono pronta ad andare avanti, a rimettermi in discussione e a riniziare tutto da capo. Si sono pronta, ma rigorosamente solo dopo le ferie!

lunedì 4 luglio 2011

Un'estate al mare

Un'estate al mare. Non più. Quell'era è finita.
La mia prima estate da lavoratrice. Uno shock. è luglio e sono ancora 10 ore al giorno in ufficio, e non so come farò a reggere fino ad agosto. Forse l'estate è il periodo in cui si nota di più il passaggio tra il mondo dell'università e il mondo del lavoro. Ho passato 25 anni della mia vita a fare almeno un paio di mesi completi di riposo, svacco, cazzeggio, mare e vacanze. E ora il mio contratto prevede 22 giorni di ferie l'anno. 
VENTIDUE.  All'anno.  Un trauma. 
Ricordate il periodo delle elementari, delle medie e del liceo? il 10 giugno finiva la scuola e fino a metà settembre era la libertà più totale. Un tempo sospeso, lento nel suo scorrere, e quasi noioso. Un po' di settimane al mare con la famiglia, un po' di settimane in "colonia" o in vacanze studio all'estero, un po' di settimane ospiti di qualche amico in località balneari, e il resto del tempo diviso fra scorrazzamenti in campagna dalla nonna, con una banda di cugini al seguito, e la piscina comunale. Certo c'erano anche i compiti delle vacanze, ma qualche paginetta di libri di esercizi, un po' di versioni o dei romanzi da leggere sotto l'ombrellone non sono mai stati un problema. Anche all'università era abbastanza facile, con un po' di organizzazione, non ridursi a dare gli esami più pesanti a luglio e a settembre, e già così, avere l'ultimo esame dell'anno il 10 luglio, sembrava un po' un affronto al tempo sacro dedicato all'estate e alle vacanze.
E poi sono piombata nel mondo reale. Sapevo già che sarebbe successo. Sapevo già che sarebbe stato così, ma la consapevolezza non ha diminuito il mio senso di spaesamento in questa mia prima estate lavorativa.
E per cosolarmi un po' continuerò a ripetermi nella mia testa le parole di una canzone degli Skiantos..
Anche se fa un po' volpe e l'uva sono quasi riuscita a convincermi che al mare non voglio più andare...


Valeva la pena, si 
di venire in vacanza 
di affittare una stanza col mare di fronte 
ah si.... 

t'ho portata nel porto, ma tu 
m'hai lasciato da solo, si 
m'hai mollato sul molo, non so neanche il perchè, eh perchè ? 

Il sole risplende 
la sabbia è rovente 
non mi importa più niente del governo e di te, capito ?! 

al maaaaare, non voglio più andaaaaare 
che nessuno m'inviti 
basta sabbia fra i diti .....uuuuuh 

Valeva la pena, si 
di trovare un sistema, mmh 
per bruciarsi la schiena nonostante la crema 

tu volevi la pomata, lo so, lo so 
ma non l'ho mica trovata, però..... 
c'ho qui l'insalata, fa lo stesso per te ? Eh ?! 

la radio ripete, notizie sudate di città abbandonate e bambine perdute... 

al maaaaare, non voglio più andaaaaare 
basta cene di pesce 
ballo liscio con contorno di cosce 
 al maaaaare, non voglio più andaaaaare 
detesto gli scogli, si, si 
le creme camogli 

Non sopporto i faraglioni 
Ferragosto e i gavettoni, no, no 
gli animatori allegroni 
la pizza quattro stagioni 

bruciati dal sole 
incrostati di sale 
fitti come sardine 
e son solo le tre, e son solo le tre, e son solo le tre, e son solo le tre 

al maaaaare, non voglio più andaaaaare 
non sopporto i bagnini 
i cornetti e i panini 
al maaaaare, no, non voglio più andaaaaare 
basta bionde abbronzate e occasioni perdute 
al maaaaare, sai non voglio più andaaaaare 
che nessuno m'inviti 
basta sabbia fra i diti .... 

insomma! Basta! Sabbia! Fra! I ditiiiiiii! Eh 
non ne posso più, uh, uh, uh 

lunedì 18 aprile 2011

Trovo lavoro, cambio armadio

Sarà perchè sono donna, ma una delle prime preoccupazioni che mi sono affiorate in testa, una volta ottenuto un lavoro, è stata, e ora che mi metto??? (anzi ad essere precisi questa preoccupazione è comparsa per la prima volta al primo contatto con il mondo del lavoro,fin dai primi colloqui!)
Sembra marginale, ma non è un problema da poco! Intanto bisogna capire qual è il dress code dell'azienda, e per questo ho passato le prime due settimane di lavoro a spiare tutte gli abbinamenti delle colleghe. E dire "vestirsi eleganti" non è sempre un'informazione sufficiente...per esempio, qual è la policy sui jeans??
Bandiere e simbolo della gioventù, must modaiolo e capo d'abbigliamento che può essere abbinato praticamente a tutto, eppure i jeans sono il tabù dell'ufficio. Sarebbero una dichiarazione d'informalità e di casual-style che, ancora, da stagista, non mi sento di fare. Non ho incrociato nessuna collega in jeans, quindi i jeans sono banditi dal mio look (almeno dal lunedì al venerdì dalle 9 alle 19).
Passiamo poi al fantomatico capitolo tailleurs. 
Trovarne uno che mi stia bene, non mi faccia sembrare una hostess e non costi più del mio stipendio?Missione impossibile.
Forse non sono abituata a vedermi con questi completi addosso, forse sono fatta male, o forse è perchè mi ostino a cercarli in improbabili outlet per risparmiare, ma possibile che non ne abbia ancora trovato uno che mi stia bene, in un mese e passa di ricerche? 
Lancio un appello!qualcuno mi aiuti e mi consigli! 
Ho immolato tutti i miei ultimi week end sull'altare dello shopping senza nessun risultato, se non quello di deprimermi e farmi sentire brutta!
E questa estenuante ricerca mi sta così scoraggiando che mi fa passare anche la voglia di fare shopping di piacere, cioè i vestiti che mi piacciono, che mi stanno bene, che vorrei mettere, ma che tanto non avrò più tempo di indossare! 
Tutto questo per stupide convenzioni di forma, che ho sempre detto di disprezzare, e che improvvisamente, pur di fare bella figura, mi sembrano importantissime..
E se dopo tutti questi sforzi e queste spese, il mio contratto non venisse rinnovato?cosa me ne farei di tutti queste orribili giacche con le spalline?

giovedì 31 marzo 2011

Far girare l'economia

Ecco. 
Visualizzo lo stato del mio conto corrente e c'è. 
è lì, scritto nero su bianco. 
Chiaro ed inequivocabile.
Il mio primo stipendio è arrivato! 
Ok, è solo una piccola quota, mi hanno pagato queste prime due settimane di lavoro, ma l'impatto emotivo e simbolico è comunque molto alto.
è sempre più ufficiale, sono una lavoratrice. 
Ho dei soldi miei miei. Soldi che nessuno mi ha regalato per compleanni, lauree o (come dice ancora mia nonna) per prenderci un gelato. 
Soldi che non mi hanno passato i miei genitori per disporne più o meno liberamente. 
No. Questi sono soldi miei miei, dall'inizio alla fine. Me li sono guadagnati e ora devo solo pensare a come rimetterli in circolo. 
Perchè me lo hanno insegnato già un sacco di tempo fa, bisogna far girare l'economia! E ora io sono diventata a tutti gli effetti una consumatrice matura, adulta ed indipendente.
Quindi che ci compro con questa prima parte di stipendio???Vestiti? (magari per andare in ufficio..), cibo buono sano, gustoso e finalmente non più quello da universitario fuorisede che cerca le sottomarche anche alla lidl, per risparmiare??Un viaggio? (si e quando lo faccio se sono sempre in ufficio e devo ancora maturare le ferie??). 
Potrei essere buona e generosa, e condividere un po' almeno questo mio primo stipendio. Potrei fare regali (per la prima volta con soldi miei miei) a mamma e papà, a mio fratello, al ragazzo...e qualcuno anche a me. 
Si. Potrei. Saremmo tutti più felici. Chi riceve il regalo, chi lo fa e si sente un po' più ricco del solito, visto che può farlo, e questa povera economia italiana, dai, facciamola girare un po'!
Si, potrei. 
O è meglio risparmiarli ed accumulare? Spendere ancora meno di prima e iniziare a riempire un piccolo deposito personale, alla Paperon de Paperoni? 
In fondo anche il risparmio ha un'etica, pare un po' svalutato ormai, pare un po' una cosa da vecchi, ma anche la nostra cara Costituzione ci dice che

La Repubblica incoraggia e tutela il risparmio in tutte le sue forme ".

Spendo e spando o risparmio?Quale scuola di pensiero seguo? La cicala o la formica?
Mah...a questa povera economia italiana devo proprio pensarci io?o magari può provare a farla girare qualcun altro? 
Anche perchè mi sono appena resa conto che, nonostante mi senta così ricca ed indipendente, se i miei genitori non mi aiutassero con l'affitto della mia stanza, ci sarebbe ben poco da far girare, e che forse ero più ricca da studentessa che da lavoratrice...

lunedì 21 marzo 2011

Lavorare con lentezza

Lavorare stanca. C'è poco da fare. Eccomi qui a letto alle dieci e trenta di sera a soli 25 anni e dopo due soli  giorni di lavoro!
Ok, dovrò prendere il ritmo, mi dico e cerco di convincermi, ma in effetti bisogna ammettere che ormai ho saltato la barricata. Sono passata dall'altra parte. Ormai faccio parte del gruppo di quelli che "non posso uscire infrasettimanale", "non posso venire alla serata del Millennium di giovedì, o al Cassero il Mercoledì", "non posso prenotare voli ryan air a caso, che non sono più sempre libera", "piove, ma non posso rimanere a letto". E temo sempre di più per il prematuro declino della mia vita sociale.
E' uno sconvolgimento, un cambiamento epocale!Dopo anni e anni passati a lamentarsi della non indipendenza economica, del fatto di non essere autonomi, di dipendere ancora da mamma e papà, a pregustare con ansia il primo giorno del lavoro...inizio a vedere anche l'altro lato della medaglia!
Certo, sto aspettando con ansia la fine del mese per pregustare il mio primo vero stipendio e la soddisfazione di comprare qualcosa con dei soldi guadagnati da me, ma quali privilegi ho perso, perdendo il mio status di studente? Forse il mio desiderio di iniziare a lavorare per diventare finalmente autosufficiente ed indipendente era calcolato male, e oggi mi si è affacciato il dubbio di aver guadagnato (un po') l'indipendenza dai miei genitori, diventando però dipendente da qualcun altro. Se per prendere le ferie devo fare un summit con i colleghi, se non posso gestire i miei orari, se andare ad una visita medica può diventare un problema, perchè parliamo di indipendenza quando pensiamo al lavoro???
Dipende tutto dalle responsabilità che si hanno, dal proprio grado di workaholism, dalla bontà del proprio capo o da cosa?
E se fin da subito rinunciassimo alla competitività e iniziassimo tutti a lavorare con lentezza?Ci sentiremmo più felici, più realizzati, più padroni della nostra vita?


NOTA per i LETTORI: ok..questo post ha preso una piega un po' negativa, da lavoratore vicino all'anelata pensione, ormai stanco del proprio lavoro. 
Chiaro, non è il mio caso, e nonostante gli orari intensi e la stanchezza fisica che sta eliminando la mia vita sociale, sono contenta di buttarmi in questa nuova esperienza. Le riflessioni di oggi sono nate dalle prime, importanti, rinunce che ho dovuto fare visto che lavoro ed ho certi orari e certi impegni. E mancare alla proclamazione di una delle tue storiche  compagne di università e del tuo ragazzo non è una rinuncia da poco... :(
Vi penso da qui! 

giovedì 17 marzo 2011

Piccole certezze, grandi sicurezze

Trasferirsi è sempre difficile e traumatico. Anche nell'esaltazione di un nuovo inizio c'è sempre, almeno per me, una punta di timore, nostalgia, malinconia, fastidio. Niente di terribile, ma quanto detesto essere senza una casa!e la fatica tutte le volte di doverne cercare una!ed imparare a conoscere le zone della città, valutare  le metrature, i possibili coinquilini, le distanze. Non so se a qualcuno questa fase piaccia. A me no. 
Eppure, anche in queste piccole difficoltà, ci sono piccoli accorgimenti o salvagenti che possono aiutare.

Oggi mi sono resa conto che uno dei miei salvagenti per i 
nuovi inizi è l'Ikea!  
A parte che in qualsiasi Ikea si entri sembra sempre di entrare nella prima Ikea che si è conosciuti (per me quindi andare all'Ikea sarà sempre come essere a Casalecchio di Reno), e poi quante certezze possiamo riporre in questo negozio!Mi mancano cuscini, coperte, lenzuola, piumone, lampade, specchi, poster : vado all'Ikea. La camera è grigia, spenta, non mi appartiene: vado all'Ikea. Voglio candele, pupazzi, cose che mi facciano sentire a casa: vado all'Ikea.
Bello riuscire con due tocchi di colore a creare già un ambiente un po' più tuo!
Il mio criterio futuro per eventuali trasferimenti sarà: solo in una città dove ci sia Ikea!