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sabato 3 dicembre 2011

Notte prima degli esami


Vi ricordate quelle serate estive lunghe, interminabili, subito prima dell'inizio delle vacanze,con l'ansia che dava quella continua sensazione di fastidio allo stomaco,con il classico caldo afoso bolognese che non dava tregua ed i pensieri tutti concentrati sull'ultimo sforzo:ultimi giorni di scuola, ultime interrogazioni, ultimi voti da conquistare per la media, la pagella e poi via,finalmente le vacanze!
Oppure quei giorni lunghi eterni, prima di un esame, magari uno di quelli estivi, uno degli ultimi, quando si è ormai stremati dall'anno appena trascorso, quando si vorrebbe solo finire, quando la stanchezza ci fa dire "qualsiasi voto purchè passi,purchè non debba più riaprire questi libri!"
Va bè...sto un po' esagerando, non sono mai stata così ansiosa, non per i voti o gli esami, non ho mai avuto problemi di voti o di esami, ma l'ansia non dipende, solo, da quello. L'ansia, un po' c'è, sempre e comunque. In fondo non è cosi piacevole essere giudicati, no? Avete presente la sensazione di attesa, di ansia per un giudizio che dovete ricevere...
Ecco non finisce tutto con l'università!i giudizi ci sono anche nel lavoro, come dappertutto, ma non mi aspettavo che a dicembre del mio primo anni di lavoro avrei ricevuto la pagella!
Si, non un giudizio così, informale, ma una vera e propria pagella fatta dalla responsabile del progetto a cui lavoro, e non solo per i neoassunti come me, ma per tutti!
Si chiama scheda di feedback e non pagella, ma il concetto è quello,e da questa scheda dipendono promozioni e aumenti...un vero sistema meritocratico - almeno in apparenza, poi si vedrà. E come al solito un po' di ansia c'è. Sono andata bene, lo so, ma cosa avrei ootuto fare di più, cosa si sarebbero aspettati di più da me, quali avranno individuato come miei punti di debolezza??
E come per qualsiasi fine quadrimestre che si rispetti, mi ritrovo ora a lavorare di più, a fare tardi per finire le cose, a non poter sbagliare nulla, in fondo ho sempre avuto la media dell'8, non vorrei rovinarmi la media proprio ora!

giovedì 1 settembre 2011

Voglio il mio riscatto!

Si avete letto bene: voglio il mio riscatto, ma non sono entrata a far parte dell'anonima sarda...vorrei solo la possibilità di riscattare, pagando, i miei anni di studio a fini pensionistici.
Forse non tutti i ragazzi giovani ci pensano per tempo, forse la pensione non è un argomento di conversazione per ventenni e sicuramente passerà ancora molto, troppo, tempo prima che la prospettiva della pensione sia reale per qualcuno della mia generazione. Tutto questo è vero, ed è anche vero che i ventenni e i trentenni di oggi hanno ben altri problemi ora, in primis trovare un modo per iniziare a lavorare, non per ritirarsi dal mondo del lavoro. 
E' ovvio quindi che le pensioni e la loro riforma non sia il primo pensiero della lista dei giovani. Eppure forse dovremmo pensarci un po' di più, o almeno stare attenti, e molto, a cosa sta accadendo in Italia in questo periodo, perchè non ci stanno rubando solo il futuro, la possibilità di realizzare i nostri sogni, di coronare le nostre ambizioni lavorative, di costruirci una casa ed una famiglia, ma ci stanno anche togliendo la possibilità di avere una vecchiaia serena e tranquilla.
E forse, ancora più grave, stanno attaccando ancora una volta chi ha studiato, chi ha fatto sacrifici per frequentare l'università, chi ha lavorato sodo, chi ha stretto i denti pensando che quello sforzo sarebbe stato ripagato, chi ha creduto di potersi costruire un avvenire brillante con le proprie capacità e con le proprie ore di studio. Ragazzi, era tutta una bufala, studiare è inutile e dispendioso, e quando arriverete a 60 anni continuerete a pentirvene perchè chi ha iniziato a lavorare a 18 anni sarà, forse, un po' più ignorante di voi, ma sicuramente avrà una pensione più alta e potrà anche smettere di lavorare prima. 
Il riscatto è, o meglio era, questo, un incentivo allo studio - non ti preoccupare hai studiato 5 anni in più di alcuni tuoi coetanei, ma noi quegli anni te li riconosciamo lo stesso, se versi un po' di contributi - e anche e soprattutto il riconoscimento del fatto che studiare fosse un lavoro socialmente utile. Studiando e formandosi si fa bene allo Stato e ai cittadini, quindi perchè lo Stato dovrebbe penalizzare chi studia?
Perchè lo Stato non riconosce che per un medico, un ingegnere, un economista, un avvocato, e si anche per un politologo, per un umanista, per uno storico, studiare è un lavoro che dà poi benefici a tutta la collettività? Ufficialmente anche questo governo sostiene che la cultura e la formazione siano importanti, non soltanto per il valore intrinseco che hanno, ma anche per l'economia e lo sviluppo del paese, eppure continuano a disincentivare chi studia, e soprattutto a non dare dignità né valore agli studi.
Sei una ragazza e hai studiato? sei molto ingenua mia cara, potevi puntare tutto sul tuo aspetto fisico, se sei abbastanza carina, o perlomeno cercare di accalappiare un ricco evasore fiscale, avresti vissuto molto meglio, anche senza conoscere Socrate, né Omero, né Virgilio, né Dante, né il diritto comunitario, né i sistemi elettorali, né la storia delle relazioni internazionali, né perché questo povero paese per crescere avrebbe bisogno di puntare sull'ingresso delle donne nel mondo del lavoro.
E per fortuna che da piccola non ho mai giocato molto al dottore, se avessi avuto la malaugurata idea di iscrivermi a Medicina, ora avrei perso 10 anni a studiare, e non soltanto 5. 

A proposito di questo, ecco cosa ne pensa Ilvo Diamanti, sulla Repubblica di oggi

"... la cultura rende liberi, critici e consapevoli. Ma oggi non conviene. Si tratta di vizi insopportabili. Cari ragazzi, ascoltatemi: meglio furbi che colti!..."

O per dirla con uno slogan dello scorso autunno di protesta nel mondo universitario, ci vogliono stupidi e sudditi, noi saremo intelligenti e ribelli. Forza ragazzi, continuiamo a studiare!
E nel frattempo....


martedì 3 maggio 2011

Gli esami non finiscono mai...

Si sente sempre dire che gli esami non finiscono mai, e solitamente si da un'interpretazione un po' negativa di questa frase...si immagina l'ansia, lo stress, l'insicurezza e la fatica che derivano dal dover preparare un esame, e si pensa che, purtroppo forse, di situazioni così ne capiteranno tutta la vita.
Però, da ex studentessa universitaria, che si considera ancora più vicina al mondo dello studio che a quello del lavoro, posso dire, ripensando al mio immediato passato, che in fondo dare esami non era così male. Certo, lo sto dicendo io che gli esami li ho già finiti, almeno quelli universitari, e mentre ero alle prese con libri, manuali, esercizi e tomi vari magari non lo dicevo in modo così convinto. Però, nonostante lo stress, nonostante la fatica, nonostante la paura, fare esami aveva anche degli aspetti positivi, ed io inizio a ripensare al periodo degli esami, e ovviamente anche a tutto il resto della vita universitaria, con un po' di nostalgia. (ok so bene che tutti quelli che stanno preparando esami in questo momento mi stanno insultando!)
Ripensate alle vostre prime amicizie all'Università, e forse anche al Liceo, alle Medie e così via, non sono forse nate studiando? Non conoscete quell'atmosfera pazzesca, frenetica e adrenalinica della sera prima dell'esame, tutti in gruppo a bere caffè ad oltranza e ad interrogarsi?e ovviamente a ridere per ogni scemenza, a fare pronostici e previsioni, ad architettare diabolici piani per copiare, a mangiare, riposare, farsi coraggio sempre tutti insieme?
L'università è anche questo. Fare esami è anche questo. è gruppo, comunità, amici, e condividere con queste persone un sacco di tempo. Ricordo quasi più i momenti passati a preparare gli esami, e tutti gli aneddoti che ci sono dietro, che i contenuti di quegli stessi esami. Statistica: so dove l'ho preparato, con chi (e da quell'esame sono nate importanti amicizie!) ma ricordo a malapena come si calcola la media. è stato un esame stressante, credo di aver pianto pure, è stato il mio voto più basso di tutta la mia carriera, non vedevo l'ora di verbalizzarlo e non pensarci mai più, eppure ora lo ricordo con affetto e nostalgia.
Lingua inglese alla specialistica: una materia inutile, noiosa, ripetitiva, stupida e purtroppo a frequenza obbligatoria, eppure mi sono divertita, ed ho migliorato molto le mie capacità di gioco a snake, sul cellulare!
Ricordo serate estive a preparare l'ultimo esame dell'anno, che da serate di studio si sono trasformate senza troppi rimpianti in serate in pizzeria. Ricordo di aver preparato esami in una giornata, contando sul fatto che i miei amici mi aiutassero, mi spiegassero e mi dicessero cosa dovevo sapere. Ricordo i lavori di gruppo, le slides, le sentenze, le preparazioni in comune.
Ricordo almeno una biblioteca per ogni città in cui ho vissuto e studiato, dalla piccola e per me sempre accogliente biblioteca comunale di Zola, al dipartimento di scienze economiche in Strada Maggiore, dalla biblioteca di Novoli a quella di Bruxelles durante il blocus. 
In fondo studiare non era così male, e se mi guardo indietro, e penso a tutte le persone che, grazie agli esami ho conosciuto e che mi sono ancora vicine, spero che davvero gli esami non finiscano mai!

lunedì 4 aprile 2011

Week end da lavoratori


Il mio primo vero week end da lavoratrice è appena passato. 
Dopo aver superato traslochi, shopping forsennato e poco soddisfacente di camicie-giacche-tailleurs (cioè come trasformare in due giorni un armadio da studentessa in un armadio da lavoratrice) e svariate feste di laurea, ho avuto un week end abbastanza libero, cosa che mi ha fatto riflettere su alcune differenze.
Sarà stato perchè c'erano 25 gradi ed un sole quasi estivo, ma questo week end è stato proprio piacevole.
Fra i pro e i contro da mettere sulla bilancia di questa mia nuova condizione di vita, dunque, ci sono anche i week end. Ho assaporato (come ho sempre immaginato sarebbe stato) un week end di completa libertà. Totale e meritato fancazzismo. Mentale e fisico. Niente da studiare, nessuna ansia per esami imminenti, nessun capitolo di nessuna tesi da scrivere, nulla da consegnare. Due giorni di totale e completo riposo. Giustificato e meritato. Nessun senso di colpa per qualcosa che avrei dovuto fare. Vacanza. Ferie. Week end. Esattamente quello che dovrebbe essere, ma che da studenti non è mai. Certo anche da studenti si cazzeggia, ma si ha sempre quella sensazione un po' ansiolitica del tempo che manca al prossimo esame, alla prossima scadenza. Si sa sempre che si sta trascurando qualcosa. Invece da lavoratori, il riposo nel week end è un diritto e un dovere, è normale, previsto e benvisto da tutti.
Insomma fra tutti i più e i meno che sto assegnando in questo momento, il week end da lavoratore è decisamente un più.

venerdì 18 marzo 2011

Chi lascia la strada vecchia per la nuova...

Sa cosa lascia ma non sa cosa trova. La saggezza popolare lo aveva già capito un sacco di tempo fa, è un concetto facile ed immediato: i cambiamenti non sono già di per se un rischio?non sono un potenziale peggioramento della nostra situazione? E pensandoci la tradizione ha sempre rimarcato il concetto con un altro detto famosissimo "passare dalla padella alla brace". Allora, forse, non è meglio stare fermi e rinunciare a qualsiasi azione?mantenere lo status quo? Cosa spinge invece gli uomini, imperterriti, a darsi da fare, a lottare, a viaggiare, a traslocare, a fare fatica, adattarsi e poi magari vincere?
In questi giorni di piccoli cambiamenti (per me) rifletto molto spesso anche su grandi cambiamenti che altri sono costretti a fare. Io mi trovo ora in un'altra regione e in un'altra città, e già mi sento un "piccolo cervello in fuga" in erba, e sto sperimentando, di nuovo, sulla mia pelle la difficoltà di cambiare ed adattarsi a cose nuove. 
Sarà per questo che sto provando a calarmi nei pensieri, e forse nelle paure, di un ipotetico cervello in fuga, di un vero cervello in fuga, uno che deve cambiare Stato o magari continente per poter fare quello che sogna nella vita, per coltivare le sue ambizioni e molto spesso per raggiungere grandi risultati.
Muoversi, trasferirsi, cambiare ambiente, cambiare abitudini, cambiare alimentazione, abbandonare i parenti, gli amici, gli affetti: ne vale la pena? Quanta convinzione e ambizione deve sostenere queste persone? Saranno molto motivate, sicure, convinte delle loro possibilità.
E se provassimo a cambiare ottica? Magari queste persone non sono mosse soltanto da grandi ambizioni, ma dalla frustrazione di non poter fare niente nel loro paese, dall'assoluta immobilità che li circonda. E non potendo fare altro scappano. 
Uh. Detta così suona più come una sconfitta per l'Italia (per noi e forse anche per loro) piuttosto che una grande realizzazione per loro.
Ecco un po' di dati..  
"I dati disponibili non consentono di stimare con precisione quanto sia la perdita annua, ma è verosimile ritenere che nei quattro anni, dal 1996 al 1999, hanno lasciato il paese 12 mila laureati, in media 3 mila all’anno. Nel 2000, il tasso di espatrio dei laureati si attestava al 7%. Secondo una recente ricerca dell'Icom, solo riguardo ai proventi da brevetto, l'Italia avrebbe perso circa 4 miliardi di euro negli ultimi 20 anni. Inoltre, «il 35 per cento dei 500 migliori ricercatori italiani nei principali settori di ricerca abbandona il Paese; fra i primi 100 è addirittura uno su due a scegliere di andarsene perché in Italia non riesce a lavorare» nonostante, secondo Andrea Lenzi, Presidente Consiglio Universitario Nazionale, «i nostri ricercatori possiedano un indice di produttività individuale eccellente»

martedì 8 marzo 2011

W le donne (ma solo l'8 marzo)

Visto che oggi è la festa della donna mi sento in ferie e non farò la fatica di scrivere un post (scontato forse) su donne e mondo del lavoro. Tanto la situazione la conosciamo già tutti e tutte, e ce la raccontiamo sempre. 
Le donne sono più brave a scuola e all'Università. Ma per le donne è più difficile trovare lavoro. Ma per le donne è più difficile trovare lavori dirigenziali e più qualificati. 
La legge dice che le discriminazioni sul mondo del lavoro sono vietate. Ma non è così. 
L'esperienza insegna che nei paesi più civili, più evoluti e più ricchi, una parte della ricchezza è prodotta dalle donne. Ma in Italia non si è ancora capito, e in quanti credono che sia meglio se le donne fanno gli angeli del focolare? 
L'europa ci chiede di arrivare almeno al 60% di donne che lavorano. Ma in Italia siamo molto lontani da questo obiettivo.
Ecco alla fine il post l'ho scritto, ma visto che mi sento in vacanza termino con delle parole non mie, e visto che gli elenchi vanno tanto di moda prendo a prestito l'elenco usato dalla Camusso nella trasmissione "Vieni via con me".
 
Io sono l'invisibile.
Durante la notte o all'alba, pulisco il luogo dove lavorerai.
Curo la vita e la morte, mi chiamano badante,
sono prigioniera di un permesso di soggiorno.
Ho firmato un foglio di dimissioni in bianco. Previene la gravidanza.
Cerco lavoro. Meglio nascondere laurea e master, giuro
di non avere specializzazioni.
Corro a casa, ma la pizza con il mio capo era necessaria per la carriera.
Guardo la fabbrica e so che il mio lavoro è in Serbia.
Invento, ricerco. Aspetto un biglietto aereo per l'estero.
Curo, accudisco, lavo, stiro e tanto altro: chissà se è un lavoro.
Sono nata nel sud, posso scegliere tra ubbidire o emigrare.
Avevo un lavoro, poi hanno abolito il tempo pieno a scuola.
Rispondo a un annuncio di lavoro: sarò abbastanza carina? ed abbastanza
giovane?
Passo le ore ad una cassa, sorrido. Ma non era domenica?
Quanti asili si possono fare con i soldi del Ponte sullo Stretto di Messina?
Sono un dottore. Non sono un primario.
Quando lavoro produco lavoro, potete spiegarlo ad economisti e governanti?
Ho inventato nuove professioni.
Ho conquistato le otto ore.
Ho conquistato il tempo del matrimonio, della maternità, dell'allattamento.
Ho conquistato il diritto di sentirmi uguale nel lavoro, restando indifferente.
Felice il giorno in cui non dovrò conquistare niente di più,
staranno meglio anche gli uomini.


Susanna Camusso,
Segretario Generale CGIL

lunedì 28 febbraio 2011

C'era una volta l'ascensore.. sociale

Questa è una storia, e come ogni storia inizia con il classico "c'era una volta".
C'era una volta una scuola pubblica formativa ed autorevole, di cui ogni tanto si diceva che era un ascensore. Ma non un ascensore come tutti gli altri, un ascensore sociale. ohhh!

No, non è una storiella per bambini, è il ruolo che ricopriva la scuola un tempo, e chissà se lo ricopre anche ora.
Ascensore sociale, cioè chi studiava poteva elevarsi ed aspirare ad un futuro migliore.
Non era tutto così facile e lineare. Studiare all'inizio era un privilegio riservato, non nelle norme ma nei fatti, ai ragazzi che venivano da famiglie benestanti. Ma proprio per questo si è iniziato a parlare di ascensore, perchè chi riusciva a salirci, grazie a sacrifici, borse di studio, fasciazione delle tasse, da qualsiasi piano provenisse, aveva la possibilità di salire un po', magari anche fino all'attico. Insomma anche l'operaio vuole un figlio dottore.
Io nell'ascensore ho sempre creduto. La mia storia non è una storia di particolari sacrifici per studiare, ma sono comunque la prima della mia famiglia ad essersi laureata, e credevo che questo mi avrebbe portato alla salita di un piano, o almeno di un mezzanino.
Invece oggi scopro che non è così. Il Corriere di Bologna titola: 

"Il lavoro su internet e i laureati: più studi, meno trovi"

Ecco, ho sbagliato tutto, avrei dovuto fermarmi alle Medie, se è vero che il mondo del lavoro sorride a quelli che si sono fermati al diploma di scuola superiore o addirittura alla terza media.
Ora come rimediare? cancellare con un'amnistia tutti i titoli ottenuti dopo i 12 anni? Cari laureati, raccogliamo le firme per presentare una proposta di legge per una speciale amnistia che cancelli il nostro errore. Scusate se abbiamo studiato. Giuro, non lo farò più.
Forse.





giovedì 24 febbraio 2011

piccoli segnali dal passato

già sono in una fase un po' particolare della mia vita, la laurea, un futuro molto incerto tutto da costruire, e così via, ed ecco quale foto riemerge dal mio passato...

è qua, è stata scattata un po' per scherzo una sera di un paio di anni fa, ad una pensilina degli autobus di Firenze.
Dopo un'allegra serata con un po' di compagni di corso, ci siamo imbattuti in questo annuncio, spaventoso e molto reale, che ci ha riportati alla realtà. Abbiamo iniziato a pensare al nostro futuro, a cosa avremmo fatto dopo la laurea, a quanto sia difficile passare dalla condizione di studenti a qualcos'altro. Immaginavamo la fase in cui mi trovo io ora. Ci spaventava già un po', ma ci scherzavamo, ognuno convinto, nel suo piccolo, che per lui sarebbe stato diverso, più facile, più bello. Abbiamo fatto una foto, ridendo. Povera ragazza BILAUREATA, ridotta a fare ripetizioni e babysitteraggio, per noi non sarebbe stato così, pensavamo, anche se sapevamo che è dura, anche se conoscevamo già la realtà, per noi sarebbe andata diversamente.
Eccomi due anni dopo, a ripensare a tutte quelle frasi, e a ripetermi i soliti discorsi in testa, ma con molta meno allegria di allora, e con un sottile panico (per ora abbastanza sotto controllo) che inizia ad impossessarsi di me.

A me basterà una sola laurea per poter iniziare a fare la baby-sitter?

mercoledì 23 febbraio 2011

A. A. A. cercasi (cosa?)

Giovane e brillante neolaureata cerca lavoro interessante e stimolante in cui poter esprimere al meglio le sue potenzialità.


Giovane e brillante neolaureata cerca esperienza lavorativa e formativa per crescere e migliorarsi.


Giovane e brillante neolaureata cerca un tirocinio retribuito.


Giovane e brillante neolaureata (pentita del suo percorso universitario, ma disposta a redimersi) cerca un tirocinio.


A soli due mesi dalla LAUREA sto iniziando a rivedere tutti i miei obiettivi, e il mio futuro inizia a sembrarmi sempre di più un sentiero fumoso ed indefinito. Mi sento in cerca di qualcosa, di un lavoro, di un'esperienza, di una strada, ma sono sempre meno sicura di cosa sto cercando.


Si, sono una laureata in Scienze Politiche (e come direbbe la Gelmini, forse è colpa di questa mia scelta se ora non ho ancora un lavoro) ma non ho ancora perso la fiducia e la speranza di farcela. O perlomeno di trovare qualcosa. Magari senza dover continuare a rivedere al ribasso le mie aspettative.


e per il momento ho trovato un Blog.