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lunedì 2 gennaio 2012

Un anno di ...

Come sempre, uno dei primi giorni del nuovo anno è dedicato alla pulizia delle cose vecchie, alla sistemazione della nuova agenda e a tutte le operazioni che ne conseguono. Potrebbe sembrare un'attività molto operativa, ma in realtà diventa quasi un momento di filosofica riflessione sulla vita, sul tempo che passa e sui buoni propositi per il nuovo anno. Seguendo un po' l'onda dei tanti pensieri e dei tanti desideri che si esprimono il 31 dicembre, e che oggi, 2 gennaio, sono già stati un po' disattesi, anche il cambio di una semplice agenda può diventare l'occasione per fare un bilancio del passato e per riflettere sul futuro.
E così, ripercorrendo all'indietro la mia agenda 2011, alla ricerca di note importanti o di appunti da trascrivermi anche per il 2012, ripasso tutto il mio anno in dieci minuti, rivedendomi ogni festa, ogni compleanno, ogni laurea di ogni amico, ogni colloquio, ogni week end di vacanza, ma anche le tante ansie e paranoie che ai tempi mi sembravano così difficili da superare, e che oggi sono solo un pallido ricordo. 
Mi sembra di ricordare ogni lettera motivazionale imbucata con tante speranze, ogni cv compilato, ogni application che ho fatto e a cui non ho mai ricevuto risposta, e poi tutte le telefonate per fissare un colloquio: dalla prima, nevicava ed ero terrorizzata all'ultima, a luglio, con un vestito estivo ed i sandali ed un po' di consapevolezza di me in più. Rivedo tutti i colloqui di gruppo, più simili a giochi di ruolo che a veri colloqui, con tutte le persone che ho incrociato, e poi, dopo tanti timori, dopo due mesi e mezzo che allora mi sono sembrati così lunghi, finalmente la svolta: il mio primo stage, seguito dal mio primo vero contratto, e poi ancora, dopo tante ricerche, il mio lavoro a Bologna.
Che anno il mio 2011! Iniziato da freschissima neo-laureata e terminato da lavoratrice con già due contratti firmati alle spalle! No, non posso certo lamentarmi, e se a livello personale, tutto è andato più o meno bene, per il 2012, oltre ad augurarmi che per me continui così, ho anche tanti piccoli e grandi progetti da portare avanti. Nel 2012 vorrei riuscire a coltivare maggiormente i miei interessi, vorrei avere più tempo da dedicare ai miei amici, vorrei fare più attività fisica, vorrei essere meno condizionata dal giudizio e dalle aspettative degli altri, vorrei essere più risoluta nelle mie decisioni, vorrei andare a Parigi e in Sicilia, vorrei migliorare il mio inglese, vorrei vedere tanti bei film, leggere tanti libri, rivedere i miei amici dell'erasmus, imparare a camminare sui tacchi a spillo...
E il 2011 del resto del mondo com'è stato? Da Fukushima alla crisi, dalle inondazioni in tutto il paese allo spread che sale, dalle dimissioni di Berlusconi al governo Monti, dal protagonismo del nostro grane Presidente della Repubblica Napolitano all'irresponsabilità e alla bassezza delle Lega, dalla cattura di Bin Laden a quella di Gheddafi, dagli indignados a Se non ora quando... 
Dopo un anno così, pieno di crisi, preoccupazione, tragedie e sconforto (ma con alcuni spiragli importanti), oltre ai miei piccoli desideri quotidiani, penso anche alla mia generazione e al mio paese, e spero che il 2012 possa essere un anno di svolta. E quindi oltre a sperare nella pace del mondo, a cui comunque è sempre opportuno pensare, vorrei vedere un 2012 all'insegna del lavoro, vorrei che i miei amici trovassero occupazioni e contratti degni del loro impegno, della loro formazione e delle loro ambizioni, e non più solo stage gratuiti, vorrei che gli italiani smettessero di fare i furbi ed iniziassero a sentire la responsabilità e il dovere di pagare tutti le tasse, vorrei che le donne avessero le stesse opportunità degli uomini, in tutti i settori, vorrei che si prendesse sul serio la sicurezza sul lavoro, vorrei che la si piantasse con la xenofobia, vorrei che ci fosse un sentimento di collettività e coesione, no, non di nazionalismo, semplicemente di unità. Forse vorrei tante, troppe cose, eppure nessuna di queste mi sembra impossibile. Forse però la cosa più bella che vorrei, e che spero di riuscire a fare anche io, è che le persone riescano a vivere la propria vita collettivamente, senza pensare sempre e solo al proprio piccolo orticello, ma che si interessino agli altri, senza essere egoisti ma cercando di lottare per il bene di tutti. 
E poi fra una settimana rinizierò a lavorare, dopo tutte queste ferie, di nuovo il solito tran tran, e abbandonerò tutti i pensieri, le riflessioni, le analisi filosofiche di questi giorni per passare all'azione, sperando di non abbandonare anche troppi buoni propositi! Ma dopo aver notato, grazie alla mia agenda, quanto scorre in fretta il tempo, non sono molto preoccupata...in fondo a luglio manca ormai pochissimo!

lunedì 27 giugno 2011

L'abito non fa il monaco

Ho già scritto dell'importanza dell'abbigliamento sul posto di lavoro, e dell'ansia di essere sempre adeguatamente vestiti in ufficio, ed ho già scritto che l'ansia da abbigliamento prende già ai colloqui, mischiata all'ansia generale di fare buona impressione su tutto... Possono sembrare considerazioni scontate, visto che è ovvio dire che è importante dare una buona impressione di sè, e che quindi andare ad un colloquio vestiti bene è importante per non sfigurare. 
Eppure io continuo a riflettere.
Non credevo che l'elemento estetico potesse diventare un serio criterio di scelta e di selezione per un lavoro. 
E se invece fosse proprio così?
Già a due colloqui diversi mi è stato detto che ho "presenza" e a partire da questa parolina ho iniziato a riflettere.. Presenza, bella presenza, che si intende? Ho scatenato il dibattito di un intero pranzo domenicale in famiglia sull'interpretazione di questa frase e di questo episodio. Bella presenza è sinonimo di bellezza? 
Mi è stato detto, seppur in modo un po' più delicato e discreto, che uno dei punti a mio favore nella scelta è che sono carina? oppure per bella presenza si intende semplicemente il modo di porsi, di parlare, di sorridere, magari anche di essere vestiti, cioè l'idea che si dà di sè complessivamente?
Sarà un caso se tutte le mie colleghe sono molto carine? sarà un caso se nessuno nel mio ufficio ha kili di troppo o evidenti difetti fisici? Se la selezione, forte e rigida, a cui siamo stati tutti sottoposti per essere scelti (max 26 anni, minimo 110 come voto di laurea, gradite esperienze all'estero, lingue straniere, test ed esami e almeno tre step di colloqui da superare) avesse riguardato anche, in parte, il nostro aspetto esteriore? Magari non è necessario essere belli secondo i canoni tradizionali, ma almeno piacevoli alla vista e ben vestiti si. Ed ho sentito io stessa commentare i colloqui di potenziali nuovi stagisti, basandosi sull'abito che indossavano: chi troppo scuro, chi troppo casual, chi troppo elegante, chi troppo poco. 
Certo nessuno dice che l'abito sia determinante nella scelta, ma io inizio a raccogliere indizi e a sospettare..
Perchè l'abito non fa il monaco, ma a volte porta ad un contratto.

giovedì 23 giugno 2011

La partita doppia no!

I colloqui sono un po' come gli esami: ci si sente sotto giudizio, si teme il loro esito, si è in agitazione e si ha paura di non saper rispondere. 
Solitamente però i colloqui non sono così nozionistici, non si deve dare la risposta giusta ad un qualcosa su cui ci si può preparare, ma bisogna dare una buona impressione di sè e delle proprie potenzialità.
Era ciò su cui io contavo.. Ma non va sempre a finire così..
Per una persona estroversa, abituata a parlare in pubblico e con una buona proprietà di linguaggio ed anche un buon curriculum, come nel mio caso, non è così difficile superare un colloquio motivazionale. Ma una vera e propria interrogazione, come in sede d'esame è un'altra cosa!soprattutto quando si deve fare un test su argomenti MAI studiati.
E allora non c'è motivazione né parlantina che tenga. Carta canta, ed un test consegnato in bianco, purtroppo, canta parecchio.
Superato lo shock iniziale per la figuraccia e per la delusione mi faccio un po' di domande...
Visto che il responsabile delle risorse umane pare essere un mestiere molto in voga, mi chiedo, qual è il compito di chi ha questo ruolo, se non quello di selezionare curricula adeguati alle figure che si sta cercando?!?
E allora perché vengo chiamata io, povera laureata in scienze politiche, per una posizione da assistente revisore contabile?
Perché devo subire l'umiliazione di trovarmi di fronte ad un test di contabilità, quando dal mio curriculum è evidente che è una materia che non ho mai studiato??
Mi sa che inizierò a rispondere anche agli annunci in cui di cerca esperti in risorse umane,tanto se si tratta di convocare indiscriminatamente tutti i candidato che hanno inviato un cv per qualsiasi posizione, dovrei essere in grado. E nel frattempo medito di chiedere i danni morali e materiale al settore recruitement di questa grande multinazionale..e no, non mi metterò a studiare la partita doppia a 25 anni, finora sono sopravvissuta anche senza.
..

mercoledì 8 giugno 2011

Tu sei troppo per me

Tu sei troppo per me, un classico nel repertorio delle frasi delle storie d'amore. Un classico soprattutto per troncarle, le storie d'amore.
A chi non è mai successo di sentirsi così, o di temere che il proprio partner si sentisse così?
A chi non è mai successo di consolare un'amica che si è sentita lasciare con questa assurda scusa?
"Io non sono all'altezza, tu sei troppo per me..."


Ci sono film, canzoni, libri e poesie che raccontano episodi legati a questa frase.
"Tu sei troppo per me" è ormai deventata un topos, uno stereotipo.
A quanto pare, però, questa scusa è in voga anche nel mondo del lavoro, non solo negli affari di cuore.
E quindi, ai giovani disperati in cerca di lavoro, capita anche di sentirsi dire, tu sei troppo per me, troppo bravo, troppo qualificato, troppo specializzato, e anche troppo giovane (ma per quest'ultimo è un'altra storia).
Cornuti e mazziati.
In un mondo in cui si parla di formazione continua e in cui l'Europa, e quindi anche l'Italia, dice di ambire a diventare l'economia basata sulla conoscenza più competitiva e dinamica del mondo (ma attenzione, avremmo dovuto farlo entro il 2010), capita anche di sentirsi dire che si è troppo preparati. 
Prenderlo come un complimento? o prenderlo come un insulto?
è un riconoscimento della mia preparazione e del mio profilo o è una scusa per rifiutarmi, proprio come in amore?
Troppo è una parola pericolosa.. in una sola parola tutto il senso di un'intera conversazione è stato stravolto.
"Complimenti per il suo curriculum dottoressa, lei è veramente giovane ma ha già un sacco di esperienza ed è molto qualificata" - a questo punto è naturale gioire, sorridere, ringraziare e pensare di avercela fatta. "anzi, è fin troppo specializzata per noi, siamo una piccola realtà e qua un alto profilo come il suo sarebbe sprecato". ah. quindi è un rifiuto.
Si fa fatica a digerire un rifiuto così, proprio come in amore, e non si riesce a farsene una ragione. Non si sa come reagire, in fondo ti hanno fatto i complimenti, ti hanno detto che sei brava, in fondo sono stati carini. Anche se hanno disprezzato la mia istruzione, i miei sacrifici, il mio impegno, il mio studio. Sono cose di cui dovrei forse vergognarmi? Sono cose che dovrei cancellare dal mio curriculum e tenere nascoste? 
è una sensazione strana. dolceamara. che ti lascia basita e perplessa.
Io ho deciso. La conversazione di oggi la prenderò come un complimento, come una dimostrazione del fatto che ho un buon curriculum, voglio continuare ad essere fiduciosa ed orgogliosa del mio percorso. Se dovesse ricapitare, però, inizierò a togliere voti, allungarmi gli anni di studio fuoricorso e nascondere tirocini ed esperienze all'estero.
Sperando che, come in amore, nel frattempo arrivi un lavoro che si reputa alla tua altezza, e che tu reputi nello stesso modo. Il principe azzurro insomma, cioè il lavoro azzurro.

mercoledì 2 marzo 2011

Il Decalogo per affrontare un colloquio

Arriva la fatidica telefonata... dopo milioni di invii del tuo bellissimo, e quasi vuoto, curriculum, finalmente il telefono squilla e ti fissano un colloquio.
A questo punto una breve ricerca sul web mi regala subito una quantità impensata di consigli utili per il colloquio, solo che questi brevi consigli, che a volte sono anche in contraddizione l'uno con l'altro, mi provocano subito quell'agitazione che ancora non si era manifestata..


Insomma, che è il caso di arrivare puntuali lo capivo da sola e non è un consiglio così prezioso alla fine. 
Ma le 20 righe per spiegarmi per filo e per segno il comportamento del corpo e la comunicazione non verbale mi hanno, onestamente, stupita. 

Cito un sito di una nota associazione di imprenditori: L'occhio viene attirato dal colore dei vestiti e dal movimento del corpo. L'orecchio viene attirato dal rumore della voce. Ah bè, allora, questa si che è una svolta! A parte che sembra una massima zen, ma poi in fondo non ci vedo un gran significato, e potrei anche aggiungere che il naso viene attirato dal profumo che hai!Infine l'ultimo preziosissimo consiglio di questo sito è quello di non alzarsi per primi alla fine... certo, questo sarà fondamentale!
Il tono dei magici consigli e delle perle di saggezza è un po' questo dappertutto, arriva puntuale, se sei in ritardo avverti, sii pulito ed ordinato, non fumare, non mangiarti le unghie, manca solo non dire parolacce e metti la canottiera che abbiamo lo stesso decalogo che recitava sempre mia madre quando ero piccola!
Insomma dai, questi non sono consigli, ma regole di buona educazione!Ho 25 anni, non ho vissuto come una eremita fino adesso, non ho esperienze lavorative, ma al fatto che se arrivo tardi, puzzo e impreco per tutto il colloquio, non faccio una buona impressione, ci arrivavo anche da sola!
Forse tutti questi consigli sono così fumosi perchè delle regole non ce ne sono... sarà che ogni colloquio è una storia a sè?sarà che dipende da chi è l'esaminatore?sarà che ci vuole un gran culo?
Alla fine l'unica vera domanda secondo me è "Devo essere me stessa?". Cioè, ai colloqui non rischiamo di dire un po' tutti le stesse cose?di quanto siamo motivati a lavorare per quell'azienda (e magari abbiamo inviato il curriculum a tutto l'elenco telefonico), di quanto siamo flessibili e pronti al confronto e ad apprendere ecc ecc
E gli esaminatori non si sentono raccontare la stessa pappardella da tutti?Come faranno a fare una valutazione?Di cosa terranno conto?
Forse è necessario stupire...allora direi che il consiglio migliore (o almeno il più simpatico, e giuro che se qualcuno lo fa, gli pago da bere!) è quello che mi ha dato, un po' in gag, un amico.. "sii carica ed un po' arrogante, fai vedere che sei motivata. Se ti chiedono dove ti vedi fra 5 anni, rispondi: credo che sarò il suo capo!!!"
MITICO. faccia tosta e via, e se non ti assumo, sai almeno che bell'aneddoto da raccontare agli amici???