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sabato 29 ottobre 2011

Il pollo di Trilussa

Ve la ricordate la poesia di Trilussa sulla statistica


"da li conti che se fanno/seconno le statistiche d'adesso/risurta che te tocca un pollo all'anno:/
e, se nun entra nelle spese tue,/t'entra ne la statistica lo stesso/perch'è c'è un antro che ne/magna due"

Il discorso dei polli vale un po' per tutto... i polli, i soldi, le tasse, le lauree e anche il lavoro. 
Quando si lavora in gruppo infatti è difficile spartire equamente i risultati: è il bello e il brutto del lavoro di squadra. Tutti lavorano, tutti si impegnano, se i risultati sono buoni c'è soddisfazione per tutti, e se non sono buoni è più facile affrontare le delusioni e le batoste. Questo succede se tutti lavorano nello stesso modo, o per lo meno al loro meglio. Ma se ci sono dei free riders? Eddai, siamo in Italia, vogliamo credere che non ci sia nessuno che se ne approfitti del lavoro collettivo per adagiarsi e non fare nulla? In modo così plateale non mi è ancora successo, ma ultimamente mi è capitata la spiacevole sensazione di essere usata come "quella su cui fare scaricabarile". Si fa un lavoro di gruppo, si è sotto stress, ci sono scadenze, ci si dividono i compiti e... la divisione dei compiti non è mai paritaria. è una questione di pigrizia o è una questione di formazione? è perchè tutti cercano di approfittarsene o è perchè sono la nuova arrivata e devo imparare, devo formarmi e devo farmi valere? In fondo avere tanto lavoro significa che in ufficio mi stanno coinvolgendo, che forse iniziano a fare affidamento su di me. E poi dai, le matricole, da sempre e in qualsiasi ambito, a scuola, all'università, in qualsiasi sport, devono lavorare duro per dimostrare il loro valore! è solo un po' di gavetta o è che, come al solito, sono troppo buona?
Inizio a pensarci. Finora non è successo niente di plateale, né eclatante, né nulla di particolarmente scorretto, ma alla seconda persona che "ribaltava" su di me un suo incarico, mi è suonato un campanello d'allarme. 
Non ho detto no a nulla. In fondo devo far capire che sono una tosta. Mi sono portata anche i compiti a casa, per più di una sera e per più di un week end. E in fondo sono contenta di farlo, prima di tutto perchè lavoro e il mio lavoro mi sta piacendo e poi perché so che è l'inizio e che ci sta. Ma.. forse anche le matricole ad un certo punto devono imparare a dire di no. O forse semplicemente devo trovare qualcuno che nella grande catena alimentare del lavoro sia sotto di me, uno stagista insomma, su cui fare un po' di sano scaribarile anche io, ma solo per il suo bene, ovviamente!

martedì 17 maggio 2011

Fatti, non pugnette!

Oggi sono entrata in ufficio alle 9.30 e ne sono uscita alle 20.30, e nonostante l'enorme quantità di tempo che ci ho passato, mi sembra di aver lavorato davvero poco.
Non perchè il tempo è volato, anzi, non perchè ero così interessata da non accorgermi dell'orario, non perchè sia stata una giornata particolarmente piacevole. Sto parlando di produzione, output, risultati finali. 9 ore in ufficio per produrre 5 slides. Non ho fatto nient'altro. E ora non vorrei essere accusata di fancazzismo. Non mi sono girata i pollici tutto il tempo, ho fatto e rifatto e sistemato e risistemato 5 slides per tutte le 9 ore che ho passato in ufficio. E ora odio PowerPoint e le slides, odio che si va ad aggiungere a quello che ho già iniziato a provare per Excel e prospetti e tabelle annessi. Ho scoperto che il mio ufficio è il regno della pignoleria e che la filosofia "un tanto al kilo" non è proprio ammessa, neanche nelle cose più minime. Così mi sono ritrovata a provare 20 combinazioni di colori diversi per tutte le slides circa 10 volte, a spostare e rispostare ogni grafico di continuo, a cambiare carattere, a modificare ogni linea, a sperimentare nuove animazioni per tutta la giornata. E questo non mi fa sentire molto produttiva, ma un po' una perditempo. Eppure la linea dell'ufficio è questa, e questo è ciò che ci chiedono: perfezionismo fino all'ultima virgola. 
Ok, stavamo preparando le slides per un incontro ufficiale e molto importante che si terrà domani, con rappresentanti e dirigenti del Ministero a cui faccio consulenza e della Commissione Europea, ma nonostante questo mi sembra un po' paranoico cambiare 10 volte il colore dello sfondo da azzurro chiaro a azzurro cielo. O sono io che non capisco l'importanza della precisione? inizio a domandarmelo. 
E mi chiedo anche se si diventi iperpignoli a fare un lavoro del genere o se sia una dote innata, e in quest'ultimo caso mi chiedo se, forse, io non sia la più adatta a questo lavoro. 
Insomma, fra forma e sostanza io ho sempre privilegiato la sostanza. Fra contenitore e contenuto ho sempre curato più il contenuto. E ora mi ritrovo catapultata nel mondo del formalismo e della pignoleria. E mi sento una pasticciona. Com'è possibile non accorgersi che il quadratino nell'angolo in fondo aveva un angolo smussato di mezzo millimetro rispetto agli altri? Perchè non ti sei resa conto per prima che il giallo usato a pagina 9 è diverso da quello usato a pagina 53? E come ha fatto a sfuggirti quello spazio in più nell'ultima riga delle note??
Sarà che secondo me sono cazzatine che non rovinano un buon lavoro?? eppure pare che il resto del mondo, o almeno il resto del mio ufficio non la pensi così! Non fraintendetemi, so essere una persona precisa. Sono organizzata, puntuale ed ordinata. A scuola e all'università sono sempre stata conosciuta per la mia efficienza e precisione, eppure qua non è abbastanza.
Come fare?riuscirò ad adeguarmi a questi nuovi standard? Io sono donna e donna emiliana, cioè per definizione abituata al pragmatismo e alla praticità, cioè al motto "fatti, non pugnette", e ora, ogni tanto, mi sembra di dover dare troppa attenzione alle pugnette! Riuscirò a fare cambiare mentalità a tutti gli altri, o fra un po' mi ritroverete a scrivere un post 15 volte in brutta, prima di riuscire a pubblicarlo?


ah.. ho scritto questo post in 10 minuti, mentre controllavo l'acqua sul fuoco per il tè, mentre consigliavo la mia coinquilina su questioni di cuore e chattando su almeno due chat diverse con un paio di persone. Spero che la forma non ne risenta troppo!!! ;)

martedì 10 maggio 2011

Fra la noia e il superlavoro...c'è lo stage

Gli stage - e forse anche i lavori- sono di due tipi. 
Il primo tipo potrebbe essere definito stage inutile, cioè uno stage in cui la cosa più eccitante e formativa che si fa è un po' di fotocopie, magari in formati particolari. Questi tipi di stage sono praticamente sempre non retribuiti ed organizzati dalle Università, cioè servono solo a perdere tempo e a guadagnare un po' di crediti. Al massimo possono essere inseriti nel curriculum, sperando che facciano un po' mostra di sé, ma ci si deve poi inventare da zero le mansioni svolte e le cose imparate. La cosa più difficile di questi stage è far passare il tempo. Facebook, sempre che non sia bloccato nei computer del lavoro, è il miglior amico dello stagista annoiato, che in alcuni momenti preferirebbe essere sfruttato come cameriere-portaborse-tutto fare, e rendersi un po' utile, piuttosto che essere considerato come un soprammobile, che si è deciso di mettersi in ufficio solo per mantenere buoni rapporti con l'Università. Io ho provato questo tipo di stage, e per fortuna c'era il bar aziendale ed un po' di altri colleghi stagisti con cui prendere decine e decine di caffè al giorno. Questo stage non mi è servito assolutamente a nulla, ma dovevo farlo per forza, ed era davvero frustrante passare le giornate su internet e alla disperata ricerca di passatempi, soprattutto perchè avrebbe potuto davvero essere una bella occasione, ed io ero motivata, entusiasta e felice di darmi da fare. Sono stata una risorsa sprecata.
All'altro estremo c'è l'altra tipologia di stage, che può essere definito stage schiavitù, riconoscibile dal fatto che i poveri stagisti non alzano un minuto gli occhi dai computer e che fanno orari di lavoro da sfruttamento. Anche questo tipo di stage ha i suoi pregi e i suoi difetti, infatti, se da un lato la fatica è enorme, almeno, lavorare così tanto, inevitabilmente porta ad imparare, con la speranza di avere un rinnovo di contratto, o di diventare un po' più "appetibili" sul mercato del lavoro. Eppure anche l'ansia di non essere all'altezza, di avere troppe responsabilità fin dall'inizio, la paura continua di sbagliare può rendere uno stage interessante molto stressante.
Come al solito la nostra generazione è costretta da un estremo all'altro, non ha mezze misure, nè sfumature e vie di mezzo, e si dibatte impotente fra noia e schiavitù. 
Voi che preferireste?

lunedì 18 aprile 2011

Trovo lavoro, cambio armadio

Sarà perchè sono donna, ma una delle prime preoccupazioni che mi sono affiorate in testa, una volta ottenuto un lavoro, è stata, e ora che mi metto??? (anzi ad essere precisi questa preoccupazione è comparsa per la prima volta al primo contatto con il mondo del lavoro,fin dai primi colloqui!)
Sembra marginale, ma non è un problema da poco! Intanto bisogna capire qual è il dress code dell'azienda, e per questo ho passato le prime due settimane di lavoro a spiare tutte gli abbinamenti delle colleghe. E dire "vestirsi eleganti" non è sempre un'informazione sufficiente...per esempio, qual è la policy sui jeans??
Bandiere e simbolo della gioventù, must modaiolo e capo d'abbigliamento che può essere abbinato praticamente a tutto, eppure i jeans sono il tabù dell'ufficio. Sarebbero una dichiarazione d'informalità e di casual-style che, ancora, da stagista, non mi sento di fare. Non ho incrociato nessuna collega in jeans, quindi i jeans sono banditi dal mio look (almeno dal lunedì al venerdì dalle 9 alle 19).
Passiamo poi al fantomatico capitolo tailleurs. 
Trovarne uno che mi stia bene, non mi faccia sembrare una hostess e non costi più del mio stipendio?Missione impossibile.
Forse non sono abituata a vedermi con questi completi addosso, forse sono fatta male, o forse è perchè mi ostino a cercarli in improbabili outlet per risparmiare, ma possibile che non ne abbia ancora trovato uno che mi stia bene, in un mese e passa di ricerche? 
Lancio un appello!qualcuno mi aiuti e mi consigli! 
Ho immolato tutti i miei ultimi week end sull'altare dello shopping senza nessun risultato, se non quello di deprimermi e farmi sentire brutta!
E questa estenuante ricerca mi sta così scoraggiando che mi fa passare anche la voglia di fare shopping di piacere, cioè i vestiti che mi piacciono, che mi stanno bene, che vorrei mettere, ma che tanto non avrò più tempo di indossare! 
Tutto questo per stupide convenzioni di forma, che ho sempre detto di disprezzare, e che improvvisamente, pur di fare bella figura, mi sembrano importantissime..
E se dopo tutti questi sforzi e queste spese, il mio contratto non venisse rinnovato?cosa me ne farei di tutti queste orribili giacche con le spalline?

lunedì 11 aprile 2011

Il nostro tempo (sarebbe) è adesso.

Sabato 9 aprile: Roma, Bologna, Firenze, Milano, Torino, ma anche Bruxelles, e chissà dove ancora. 
Il nostro tempo è adesso. (o almeno lo vorremmo). La vita non aspetta.

La prima manifestazione generazionale, non soltanto per i suoi partecipanti, ma anche per il tema per cui è stata indetta: la condizione giovanile in Italia, la precarietà, il futuro inesistente, le scarse possibilità, le prospettive grigie a meno di non trasferirsi. 
Nei giorni prima e dopo la manifestazione abbiamo letto i tanti racconti di laureati brillanti senza un lavoro, o con lavori inadatti alle loro potenzialità e ai loro studi. Vite spezzettate fatte di lavori saltuari e come unica salvezza la rete di protezione della famiglia (ah la mamma è sempre la mamma, anche a 40 anni e con due lauree ed un master..). Storie tutte uguali, ripetitive e per questo ancora più terribili nel loro essere diventate ormai quasi una routine.
Che angoscia. Non tanto per me, o per chi vive queste situazioni, ma per tutto il nostro paese. 
Non vi viene il magone a leggere queste storie? Sono storie che parlano di un paese fallito, che non da sogni, non da speranze, che non permette di realizzarsi. Non vi vergognate a leggere queste storie di frustrazione e di negazione dello studio e del merito?Non vi sentite male a pensare che stiamo parlando del nostro paese? 
io si. io mi sento male, mi vergogno e ho il groppo in gola. 
Per me, per i miei amici, per mio fratello che è ancora più piccolo di me e chissà che mondo si troverà di fronte.
Come è possibile negare così, e soprattutto non fare niente per impedirlo, la realizzazione di un'intera generazione?Una generazione che ha studiato, che rispetto alle precedenti ha, forse, più strumenti, ha più consapevolezze, è più abituata ad essere autonoma, a fare esperienze all'estero, a viaggiare, a imparare le lingue. E come si fa a non capire che questo declino generazionale corrisponde ad un declino del nostro paese? 
Le responsabilità sono tutte degli altri? (dei grandi, del governo, dei nostri genitori...)
o siamo anche noi un po' bamboccioni?Non so. Io credo che la mia generazione abbia gli strumenti, abbia grandi potenzialità e anche grandi consapevolezze, ma forse ci siamo un po' piegati o forse la minaccia di non avere un futuro ci impedisce di lottare fino in fondo, tutti troppo presi a fare il proprio Co.Co.Pro.
Io però mi aspettavo folle oceaniche in piazza sabato, e invece non ci sono state. è anche colpa nostra?
o abbiamo perso la speranza di cambiare il nostro futuro e il nostro paese? e se anche i giovani non hanno più prospettive e non hanno più voglia di lottare per migliorare le cose, chi la cambierà questa nostra povera Italia?

mercoledì 6 aprile 2011

Mal d'ufficio


Quando si parla di sicurezza sul lavoro si pensa sempre ai cantieri e alle tristi notizie che molto spesso, in Italia, ci raccontano di prevenzione non fatta, misure di sicurezza non seguite, morti e feriti evitabili ed assurdi. Ieri ho scoperto però che la sicurezza del lavoro si occupa anche di tante altre cose, dalla diffusione delle misure di sicurezza in caso d'incendio alla prevenzione dei "disturbi da ufficio", che, in confronto alle tragedie che succedono in altri ambiti lavorativi, possono sembrare poca cosa, ma che sono comunque importanti.

Così, grazie alla lezione che ho dovuto fare sulle misure di sicurezza al lavoro, ho scoperto che dovrei avere una scrivania che mi permetta di distendere le braccia, di stare almeno a 40 cm dal monitor del computer, e che la finestra dovrebbe essere piazzata in un posto ben preciso per garantirmi una buona illuminazione. (ovviamente il mio ufficio e la mia scrivania non rispettano nessuno di questi standard, ma in compenso ho un bel supporto ergonomico per il computer!) Inoltre ogni due ore di uso del computer ho diritto a 15 minuti di pausa, in cui mi viene consigliato addirittura di fare stretching! L'ufficio, e soprattutto il computer, può infatti essere dannoso per schiena, postura, articolazioni, circolazione sanguigna, tunnel carpale, cefalee, occhi.
Forse mi sono immedesimata, ma stamattina mi sono svegliata con un piccolo herpes sul labbro...sarà lo stress? sarà il lavoro? sarà il cambio di stagione? sarà la sveglia -odiata- tutte le mattine?
Nel corso della mattinata lavorativa poi il mio occhio ha iniziato a gonfiarsi, a tirarmi e a farmi male. Mi sono guardata e ho visto una simpatica pallina di grasso che si stava formando sotto la palpebra. taaac.
Non ho fatto medicina, era la prima volta che mi succedeva, ma la mia diagnosi è stata sicura: orzaiolo.
L'ho riconosciuto subito. Sarà che alla mia coinquilina era capitato tempo fa, e che io l'avevo amorevolmente assistita, o sarà che ho visto tutte le 7 serie di grey's anatomy, ma ormai nelle autodiagnosi sono bravissima!Sarà stata colpa del fatto che uso il computer 10 ore al giorno, in ufficio, e almeno altre 4 a casa??
Comunque due settimane di lavoro hanno già lasciato notevoli segni su di me.. oltre al fatto che così la mia vita sociale declinante è veramente senza speranza.. (labbro e occhio gonfio contemporaneamente, neanche un trucco riuscirà a restaurarmi!)
Ora aspetto solo il classico raffreddore da condizionatore e poi ho già collezionato una tipica serie di malanni da ufficio. Ci sarà un'assicurazione?

lunedì 4 aprile 2011

Week end da lavoratori


Il mio primo vero week end da lavoratrice è appena passato. 
Dopo aver superato traslochi, shopping forsennato e poco soddisfacente di camicie-giacche-tailleurs (cioè come trasformare in due giorni un armadio da studentessa in un armadio da lavoratrice) e svariate feste di laurea, ho avuto un week end abbastanza libero, cosa che mi ha fatto riflettere su alcune differenze.
Sarà stato perchè c'erano 25 gradi ed un sole quasi estivo, ma questo week end è stato proprio piacevole.
Fra i pro e i contro da mettere sulla bilancia di questa mia nuova condizione di vita, dunque, ci sono anche i week end. Ho assaporato (come ho sempre immaginato sarebbe stato) un week end di completa libertà. Totale e meritato fancazzismo. Mentale e fisico. Niente da studiare, nessuna ansia per esami imminenti, nessun capitolo di nessuna tesi da scrivere, nulla da consegnare. Due giorni di totale e completo riposo. Giustificato e meritato. Nessun senso di colpa per qualcosa che avrei dovuto fare. Vacanza. Ferie. Week end. Esattamente quello che dovrebbe essere, ma che da studenti non è mai. Certo anche da studenti si cazzeggia, ma si ha sempre quella sensazione un po' ansiolitica del tempo che manca al prossimo esame, alla prossima scadenza. Si sa sempre che si sta trascurando qualcosa. Invece da lavoratori, il riposo nel week end è un diritto e un dovere, è normale, previsto e benvisto da tutti.
Insomma fra tutti i più e i meno che sto assegnando in questo momento, il week end da lavoratore è decisamente un più.

giovedì 31 marzo 2011

Far girare l'economia

Ecco. 
Visualizzo lo stato del mio conto corrente e c'è. 
è lì, scritto nero su bianco. 
Chiaro ed inequivocabile.
Il mio primo stipendio è arrivato! 
Ok, è solo una piccola quota, mi hanno pagato queste prime due settimane di lavoro, ma l'impatto emotivo e simbolico è comunque molto alto.
è sempre più ufficiale, sono una lavoratrice. 
Ho dei soldi miei miei. Soldi che nessuno mi ha regalato per compleanni, lauree o (come dice ancora mia nonna) per prenderci un gelato. 
Soldi che non mi hanno passato i miei genitori per disporne più o meno liberamente. 
No. Questi sono soldi miei miei, dall'inizio alla fine. Me li sono guadagnati e ora devo solo pensare a come rimetterli in circolo. 
Perchè me lo hanno insegnato già un sacco di tempo fa, bisogna far girare l'economia! E ora io sono diventata a tutti gli effetti una consumatrice matura, adulta ed indipendente.
Quindi che ci compro con questa prima parte di stipendio???Vestiti? (magari per andare in ufficio..), cibo buono sano, gustoso e finalmente non più quello da universitario fuorisede che cerca le sottomarche anche alla lidl, per risparmiare??Un viaggio? (si e quando lo faccio se sono sempre in ufficio e devo ancora maturare le ferie??). 
Potrei essere buona e generosa, e condividere un po' almeno questo mio primo stipendio. Potrei fare regali (per la prima volta con soldi miei miei) a mamma e papà, a mio fratello, al ragazzo...e qualcuno anche a me. 
Si. Potrei. Saremmo tutti più felici. Chi riceve il regalo, chi lo fa e si sente un po' più ricco del solito, visto che può farlo, e questa povera economia italiana, dai, facciamola girare un po'!
Si, potrei. 
O è meglio risparmiarli ed accumulare? Spendere ancora meno di prima e iniziare a riempire un piccolo deposito personale, alla Paperon de Paperoni? 
In fondo anche il risparmio ha un'etica, pare un po' svalutato ormai, pare un po' una cosa da vecchi, ma anche la nostra cara Costituzione ci dice che

La Repubblica incoraggia e tutela il risparmio in tutte le sue forme ".

Spendo e spando o risparmio?Quale scuola di pensiero seguo? La cicala o la formica?
Mah...a questa povera economia italiana devo proprio pensarci io?o magari può provare a farla girare qualcun altro? 
Anche perchè mi sono appena resa conto che, nonostante mi senta così ricca ed indipendente, se i miei genitori non mi aiutassero con l'affitto della mia stanza, ci sarebbe ben poco da far girare, e che forse ero più ricca da studentessa che da lavoratrice...

venerdì 25 marzo 2011

Il lavoro nobilita l’uomo (?)

Il lavoro non serve solo a guadagnarsi il pane, ma, si dice spesso, serve a realizzare l'uomo,  a nobilitarlo, a gratificarlo, a dare un senso ad una vita. Io ci credo. Ho sempre pensato che se dovessi mai vincere al superenalotto, mi cercherei comunque un lavoro. Magari part time, sicuramente con la sicurezza di poterlo lasciare quando voglio, ma comunque vorrei lavorare. Per realizzarmi, appunto. Per fare qualcosa che mi piace, impegnarmici e avere delle soddisfazioni. 
Certo, quando non si è miliardari però, tutto si complica.
Si hanno meno possibilità di scelta, ci si deve accontentare ed adattare, e, forse, si perde di vista l'obiettivo di un lavoro soddisfacente, in cambio di un lavoro unicamente redditizio.
Infatti pare che un lavoratore su quattro in Europa sia insoddisfatto del proprio lavoro (e io pensavo fossero pure di più!). Come al solito le cose sono molto diverse da paese a paese, e, come al solito, le cose sono molto migliori al Nord: Danimarca, Finlandia, Austria, Germania e Slovacchia sono i paesi con la percentuale di intervistati più soddisfatta della propria situazione lavorativa. In Italia invece siamo superiori alla media europea di insoddisfazione, con il 27% dei lavoratori che ritengono di non avere una posizione coerente e consona con i loro studi, la loro formazione e con i loro desideri.
E come sempre, purtroppo, la situazione è molto eterogenea anche in base alle diverse generazioni, con i più giovani che sono molto più insoddisfatti della loro situazione lavorativa.
Ma alla fine di questa analisi, a cosa serve il lavoro?
Davvero è uno strumento di realizzazione dell'uomo?forse non sarebbe meglio trovare altri momenti di realizzazione?
Mai come in questi primi giorni di esperienza lavorativa sono stata così indecisa sulla mia visione della vita, e quindi anche del lavoro.
Vedo tutti i giorni persone (o visto che sono solo una stagista, potrei definirli semi-colleghi) che hanno consacrato, o così mi pare, la loro vita, o questa loro fase di vita, al lavoro. Escono tardi dall'ufficio, lavorano anche la sera a casa, se ci sono scadenze si fermano al lavoro fino a notte. Come saranno le loro vite?piene di soddisfazioni, di ambizioni, di successi. Anche io voglio essere così.
Poi il pendolo si sposta, e io vedo anche l'altra prospettiva. Arrivi a casa tardi e consumi tutto il tuo tempo lavorando, sei stressato, e sei a casa solo per dormire. é possibile in questo modo avere altri interessi, mantenere gli amici e le relazioni, avere una vita sociale?
Non so cosa voglio. O meglio, come al solito vorrei tutto, vorrei poter fare tutto e non rinunciare a niente. 
Voglio la botte piena e la moglie ubriaca. Voglio il lavoro esaltante e la vita sociale ricca. Almeno a 25 anni posso provarci?

mercoledì 16 marzo 2011

Paura, Terrore..


Fermi tutti. Si inizia.
Anche una neolaureata può essere selezionata per uno stage in una grande (grandissima) azienda internazionale, dove pare vengano selezionati solo economisti ed ingegneri..
Dopo l'esaltazione iniziale, la paura e il terrore. e nel mio caso tante tante paranoie...fino al pensiero-limite "magari mi hanno chiamata per sbaglio, non volevano me!"
E invece no. Fiducia in se stessi, pochi giorni per assimilare e ciak si gira!
Sarò all'altezza?farò bella figura?si pentiranno di questa scelta?
Tutti gli inizi sono difficili, ma questo non è solo un inizio, è proprio un salto della barricata, un cambiamento di status, una nuova casella da annerire nei questionari!
In un momento, il tempo di una telefonata, si passa dallo status di inoccupato (disoccupato, in cerca di I occupazione, senza lavoro..)a quello di simil-lavoratore. 
In fondo uno stage retribuito è quasi un lavoro, no?
Dopo gli stage-fuffa dell'Università, in cui non sei pagato, non sei seguito, non lavori, sei un po' abbandonato a te stesso, uno stage retribuito è un grandissimo passo in avanti nella carriera dei quasi lavoratori..in fondo, se si viene pagati si ha la certezza che un lavoro te lo faranno fare, che quindi ci si formerà e così dopo alcuni mesi ci si sarà lavati dalla terribile macchia di neolaureati.
Quindi concentrazione, pronti, via!
Sperando di non passare in un solo colpo da stage-fuffa a stage-schiavitù!




giovedì 24 febbraio 2011

Nuovi reality

La 7. Enrico Mentana durante il suo tg introduce un nuovo programma, praticamente un reality show, di cui non avevo ancora sentito parlare.. IL CONTRATTO... il sottotitolo è "gente di talento".
Ok. Va bene.
Cerchiamo di restare calmi.
Sarà perchè è su La7 e non su Italia 1, ma mi sento quasi fiduciosa e concederò il beneficio del dubbio...anche se..dai, ma che trasmissione è?
ad ogni puntata ci saranno tre poveri stagisti che, ovviamente, abiteranno insieme sotto le telecamere, e che potranno vincere 
(o guadagnarsi) il fantomatico contratto a tempo indeterminato. A questo punto chiediamo di fare anche un paio di estrazioni del lotto a settimana, per assegnare un altro paio di contrattini!
E infine l'ultima perla: pare che i primi tre stagisti abbiano una trentina di anni a testa, non proprio giovani alle prime armi. Tutta l'operazione mi sembra così ancora più triste.