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lunedì 21 maggio 2012

Work must go on

Oggi è lunedì e il lunedì si va a lavorare, magari un po' più svogliati del solito a causa del "contraccolpo da week end", ma ci si alza dal letto, si contano mentalmente i giorni che mancano al venerdì, ci si fa coraggio e dopo un caffè si torna in ufficio, pronti ad affrontare la settimana. 
Questo invece è stato uno strano lunedì, molto più del solito, dopo una settimana chiusa in casa per influenza, dopo le brutte e pazzesche notizie di sabato, dopo una sveglia improvvisa alle 4 di domenica notte a causa del terremoto. Il terremoto, si, quello che in Pianura Padana non fa paura perchè non è una zona molto sismica, quello che abbiamo visto tante volte in tv, quello a cui pensi subito quando senti i nomi L'Aquila o Irpinia. Improvvisamente anche qui in Emilia-Romagna, a pochissimi passi da casa mia. Alcune morti, danni, distruzione, monumenti in frantumi e tantissimi sfollati che in un istante hanno perso tutto, o tanto. Dopo un week end così, oltretutto seguito da un lunedì grigio e piovoso, come si fa a far finta di niente e ad andare a lavorare?  Il lavoro è bello, è importante e sempre di più mi rendo conto di quanto io sia un privilegiata ad averlo, rispetto ai disoccupati, rispetto a chi ha smesso di cercare, rispetto a chi oggi non c'è potuto andare perchè il suo ufficio era inagibile o distrutto. Lo so, e davanti a queste cose non si dice sempre che la vita va avanti? 
Certo. La vita va avanti, la tempra degli emiliano romagnoli (e anche degli abruzzesi, al contrario di quello che dice Sgarbi) è forte, generosa e resistente. Non ho dubbi che pian piano si tornerà alla normalità, che le case e i campanili saranno ricostruiti, che le persone supereranno questo dramma e riprenderanno con la loro vita. Ma in questi momenti è giusto fermarsi? In questi momenti è giusto fermarsi non solo a riflettere, ma soprattutto per mettersi a disposizione e dare una mano dove c'è bisogno. Me lo chiedevo mentre ero oggi in ufficio, seduta comodamente alla mia scrivania, concentrata ad affrontare fantomatiche emergenze di progetto, che in confronto alle vere emergenze non sono davvero niente. è morale fare finta di niente ed andare a lavorare in una settimana così? Certo non potremmo fermare tutte le imprese del mondo dopo ogni sciagura, ma in questo caso sto parlando di una tragedia che è avvenuta a pochi kilometri da qui. E non parlo di fermarsi per riflettere, o per chiudersi in casa pensando a quanto male c'è al mondo, sto parlando di non andare in ufficio, ma di mettersi una tuta da lavoro ed andare ad aiutare, facendo qualsiasi cosa di cui ci sia bisogno.
Solidarietà non è questo? Noi emiliano romagnoli non siamo sempre orgogliosi del nostro modello di società, della nostra coesione sociale, della nostra capacità di pensare agli altri? E quindi? Domani si lavora come niente fosse o si va nella bassa per mettersi a disposizione?? Lo so, non dipende -solo- da me, solo da noi, perchè lavorare significa avere vincoli, impegni, responsabilità da rispettare, ma forse prima di entrare in ufficio dovremmo pensarci un po' di più a cosa sarebbe giusto fare, a quali sono le vere emergenze, alle scadenze davvero improrogabili... e poi se pensate che dare una mano sia importante ma che non si possa rimandare il lavoro, ci sono sempre i week end.

giovedì 12 aprile 2012

Le donne, il fuorigioco e altri "mestieri proibiti"

Oggi parlo di calcio, di fuorigioco e di questo terribile luogo comune secondo il quale le donne non sarebbero in grado di capire questa basilare regola di gioco. Ma questo blog non doveva parlare di giovani e lavoro?? E invece da giovane donna mi faccio prendere sempre di più dal tema delle discriminazioni e dalla mancanza di parità, e inizio a credere che le disuguaglianze di genere passino anche dagli stereotipi, e quindi anche dal calcio. Sarà che oggi è giovedì sera e c'è il posticipo di Serie A, sarà che siamo in Italia e il calcio, si sa, conta parecchio, sarà che sono sempre più convinta che le discriminazioni verso le donne potranno essere sconfitte solo da un radicale cambiamento culturale, non so il motivo, ma io stasera scriverò di calcio!
Provate a digitare su google le parole donne e fuorigioco, i primi risultati (forse tutti, io ho smesso di guardarli ad un certo punto!) riguardano la presunta incapacità delle donne di capire il fuorigioco, con tutta una serie di gruppi facebook, presunte petizioni, video di improbabili lezioni. Ma perchè?? Uomini, un appello, le donne possono capire il fuorigioco, ve lo assicuro! Forse non tutte sono interessate al calcio, forse molte non si applicano, forse alcune fanno pure finta di non capirlo pur di solleticare il vostro ego, ma pensateci, perchè una donna dovrebbe non capire un concetto così poco complesso? Dovrebbe essere una questione ormonale? genetica? biologica?
Tante limitazioni alle donne sono cadute nel corso del '900, l'impossibilità di votare, di studiare, di essere autonome economicamente, di emanciparsi, di divorziare, tanti mestieri proibiti si sono pian piano aperti anche al gentil sesso, eppure gli stadi sembrano ancora conservare segreti per solo uomini. Ma per favore!
Nel 2012 ancora pensiamo che ci siano settori, lavori, mansioni o competenze più tipicamente maschili? Ormai abbiamo soldatesse ed architette, geometre ed avocatesse, operaie ed astronaute (e si anche arbitre e guardalinee!) - ed allo stesso tempo abbiamo anche infermieri, maestri d'asilo, assistenti sociali, dadi, educatori, parrucchieri e ballerini-.
Eppure gli stereotipi sono ancora tanti e soprattutto duri a morire. Ed al di là delle gag, delle barzellette e degli aneddoti simpatici, credo che gli stereotipi siano anche molto dannosi, da quello dell'italiano con il mandolino e la pizza (o peggio, con la lupara sottomano) fino a quello delle donne che non capiscono niente di calcio (o che non sanno guidare). Gli stereotipi sono infatti l'espressione delle credenze e della mentalità dominante di una società ed influenzano pesantemente chi nasce e cresce in quel contesto. Perchè una bambina media dovrebbe interessarsi al calcio se tutto il mondo le dice che tanto non capirà il fuorigioco?? Ma soprattutto, perchè una bambina dovrebbe potersi sentire libera di sognare di diventare vigile del fuoco o assessore o sindaco o presidente della Repubblica, quando neanche la lingua italiana prevede il femminile per queste parole? Vorrà pur dire qualcosa. Maestra si dice, assessora no (o perlomeno forse si inizia a dire...e c'è anche chi ha imposto con una delibera l'utilizzo dei femminili per i termini sindaco, assessore, presidente...). E quindi iniziamo tutti a pensare a cosa trasmettiamo con questi inutili stereotipi, ed iniziamo a uscire da questi schemi!

E intanto vi informo che ho iniziato ad andare allo stadio da bambina, ho avuto l'abbonamento in curva più di un anno, conosco ragazze che giocano a calcio e a calcetto, e mentre scrivevo questo post guardavo il Bologna vincere una partita ed ho pure individuato diversi fuorigioco!

martedì 3 aprile 2012

Workaholism e altri malanni

Workaholism è la sindrome da dipendenza dal lavoro, ovvero il comportamento patologico, un vero e proprio disturbo ossessivo-compulsivo,  di una persona troppo dedita al lavoro e che pone in secondo piano la sua vita sociale e familiare sino a causare danni a se stessa, al coniuge, ai figli. 
Ogni tanto voi vi sentite così stakanovisti da sfociare nell'ossessione, nella malattia? Riuscite sempre a dare il giusto ordine di priorità a scadenze e impegni, nella vita lavorativa ma non solo? Quante volte avete rinunciato ad una serata piacevole per lavoro? Quante volte un'emergenza sul lavoro vi ha guastato un programma che pregustavate già da tempo??? (che poi, parliamone... quali sono le emergenze sul lavoro?una mia collega romana e romanesca diceva sempre.. emergenze, non siamo mica medici!)
Ogni tanto capita, così come ultimamente mi sta capitando di fare tardi in ufficio, di slavoricchiare di sera, di accendere il pc aziendale nel week end... il lavoro mi piace, mi sento responsabilizzata, e così un po' di extra time vien da sè! Mi sembra normale essere sempre a disposizione, far tardi la sera, mostrarmi sempre disponibile, come se fosse scontato che io debba lavorare anche da casa o in ferie... Tanto che ultimamente sono stata accusata di "essermi venduta al capitalismo...". Va bè, a parte le gag e le esagerazioni, ho iniziato a riflettere..
Perchè si finisce ad essere ossessionati dal lavoro? Perchè ci si riduce a mettere il lavoro prima di tutto? 
Per soldi (...lì c'è poco da riflettere -almeno per me, visto che non mi pagano gli straordinari!), per fare carriera, per senso del dovere, perchè non si sa dire di no? A volte è per materialismo, altre volte è per dimostrare le proprie capacità, o semplicemente perchè si prova piacere a fare il proprio lavoro.
Io non sono certamente un caso patologico, ma, ogni tanto, inizio a sentire quella soddisfazione interiore per il lavoro che sto facendo, che mi spinge a fare di più.. bello, una bella sensazione,un privilegio, anche se non vorrei farmi prendere dall'entusiasmo fino a finire dritta dritta nella dipendenza del 2000!
L'antidoto a questa dipendenza? Continuare ad essere attivi, avere milioni di impegni, far parte di ognii associazione vi si presenti di fronte, fare volontariato, partecipare ad assemblee, cineforum, incontri di lettura.
Lavorare tanto va bene. Mi sento disponibile e flessibile (almeno in questa fase della mia vita), fare tardi in ufficio quando proprio è necessario non mi spaventa, ma la cosa che temo di più è che la mia vita si trasformi solo ed esclusivamente nel mio lavoro.
No, questo non mi capiterà, c'è tutto un mondo ... fuori dal mio open space.

domenica 11 marzo 2012

L'angelo del focolare

Passato l'8 marzo anche quest'anno, rimangono come al solito un po' di buoni propositi, una marea di dati che ci spiegano quanto ancora dobbiamo fare per la parità uomo-donna e un po' di rivendicazioni femminili in più. Al di là delle frasi fatte, degli auguri e delle mimose (che comunque, dai, fa piacere ricevere) cosa rimane dello spirito dell'8 marzo nella vita di tutti i giorni? Quei principi di uguaglianza e di pari opportunità che a tanti di noi sembrano così scontati ed ormai affermati, sono davvero patrimonio comune di tutti in Italia? La strada verso la parità fra uomini e donne, in tutti i settori, è una strada tracciata e lineare, con una rotta definita verso cui ci stiamo dirigendo, o è una meta difficile da raggiungere e ancora lontana?
Sono rimasta sconvolta nel leggere un articolo delirante su internet, su un sito che non linkerò, perchè proprio non voglio fargli pubblicità, in cui si spiegava come la vera vocazione delle donne sia la casa e la famiglia, e che la pretesa che le donne lavorino ha solo contribuito alla distruzione delle famiglie e all'aumento dei divorzi...
No. non sto scherzando. 
Era un articolo serio e recente, e nei pezzi più pazzeschi recitava testualmente così...

Da vero comunista con la fissa del lavoro, ha auspicato che il sistema Italia ampli l’estensione degli asili nidi e dei servizi all’infanzia affinché le donne siano più libere di lavorare. Invece di prendere atto che l’entrata della donna nel mondo del lavoro ha snaturato e destrutturato la famiglia italiana, Napolitano ha gettato le basi per un’ulteriore escalation di crisi famigliari. Al contrario delle donne che hanno festeggiato senza cognizione di causa (leggasi anche senza sapere quel che fanno), l’unico ad avere colto la valenza ideologica della festa della donna, è stato il presidente Napolitano. L’adoratore del Totem lavoro dovrebbe ricordarsi che sin dagli albori dell'umanità le donne hanno da sempre svolto ruoli che ruotavano prevalentemente all'interno delle mura domestiche. I risultati erano entusiasti: stabilità famigliare, figli rettamente allevati ed educati, aborti e divorzi zero. Poi arrivò il sessantotto e la festa della donna. Anarchici, rivoluzionari, figli dei fiori, libertini, comunisti, pagani, abortisti, divorzisti e femministe, insinuarono che la donna poteva realizzarsi maggiormente uscendo di casa. Gli effetti furono catastrofici: instabilità famigliare, figli allo sbando, aborti, divorzi e corna decuplicati. Fatti che nessuno può negare! Il governo Monti invece di perdere tempo a parlare di pari opportunità, di diritti delle donne, di quote rosa e baggianate analoghe, dovrebbe piuttosto impegnarsi a varare politiche famigliari che permettano alla donna di fare la madre e la moglie (una femmina stanca e stressata non è in grado di fare le fusa al marito) a tempo pieno senza costringerla ad uscire di casa. Le donne che scimmiottano i maschi nella carriera professionale o politica, non solo tradiscono il dono della femminilità, ma contribuiscono in maniera determinante all’impoverimento e alla denatalità del paese Italia. Meno festeggiamenti e mimose, e più figli! Le vere donne, mogli e madri, sono questo!

Ah Ah Ah. 
No. non è un pezzo satirico. 
A quanto pare c'è ancora una parte del mondo che ci vede come gli angeli del focolare, come tante moderne cenerentole chiamate a fare i lavori domestici, a rendere la casa un nido felice, a partorire figli a tutto spiano ed occuparci della loro educazione. E guai a mettere il naso fuori di casa! Ecco a cosa dovrebbe pensare il governo, a trovare un modo per impedire alle donne di uscire di casa, e magari anche di leggere i giornali o navigare su internet, non si sa mai che si facciano delle ambizioni personali o lavorative! In fondo è la biologia, la religione e la storia che lo dicono, no? 
Ragazze, a parte lo sdegno e l'incazzo per simili, queste si, baggianate, il problema è serio!
Quanti uomini, quanti ragazzi, quanti amici, fratelli o fidanzati, magari non con questi toni da talebano, pensano almeno un pochino queste cose? Tanti anni di femminismo, di giuste rivendicazioni, di manifestazioni e di proteste, hanno cambiato la società, gli uomini e anche noi donne?
Tutte sappiamo quanto sia difficile conciliare il lavoro e la carriera con la famiglia, tanti studi quantificano le ore di lavoro che le donne si sobbarcano rispetto agli uomini in lavori casa e lavori di cura, eppure la situazione non è poi così cambiata, almeno in Italia.
Quanti sono gli uomini che trovano normale cucinare, lavare, pulire o portare i bambini all'asilo? Quanti sono gli uomini che non danno per scontato che sia la propria compagna a lavare i piatti? Com'è possibile che dopo una qualsiasi cena, sono sempre le donne a scattare sull'attenti per iniziare a sparecchiare?
Colpa della cultura, colpa della società, colpa dell'abitudine e dell'educazione, si dice. 
Quindi le generazioni di donne che hanno lottato prima per il voto, poi per le leggi su aborto e divorzio, quelle che in piazza gridavano "il corpo è mio e me lo gestisco io", nelle loro case non sono state capaci di crescere i propri figli maschi con questi insegnamenti? 
Che speranza abbiamo allora, se a cuore di mamma non si comanda? 
Com'è possibile raggiungere la parità sul mondo del lavoro finchè non si raggiungerà anche la parità in casa, finchè non si condivideranno le responsabilità domestiche? E quale legge può farlo? Possiamo chiedere al governo di obbligare per decreto gli uomini a fare le lavatrici e a stirare? 
E se partissimo dalla scuola e dall'educazione per cambiare una volta per tutte la cultura e la società italiana? Ecco. La scuola è sempre la risposta. Però, per un tema così difficile da affrontare, ci vuole una riforma radicale...

Io ho un'idea...se reintroducessimo le materie di aggiustaggio e di educazione domestica, cambierebbe qualcosa? 
No, ma che avete capito, intendo aggiustaggio per le bambine ed educazione domestica per i i bambini! 
Forse così riusciremmo a rimescolare un po' le carte e ad eliminare le differenze di genere!
E quando sentirò una mamma rispondere al proprio figlio "Tesoro, non piangere, certo che puoi fare il vigile del fuoco come tua sorella. Non è vero che è un mestiere solo da femmina", allora avremo davvero eliminato gli stereotipi di questa società!!!



domenica 26 febbraio 2012

Feedback o non feedback

Uno dei grandi temi ricorrenti che sento spesso al lavoro, e che inizialmente pensavo facessero un po' parte del gergo consulenziale è quello delll'importanza dei feedback. 
In tutte le discussioni si sente sempre ripetere "vorrei un feedback", "ho bisogno di un feedback" "è importante avere feedback", "mi ha dato/non mi ha dato feedback"...
Onestamente pensavo fosse un po' un modo per darsi un tono, tutto questo parlare di feedback. Un po' come quando diciamo project management, o asap, o fyi o sal ecc ecc ecc... 
Eppure, in questo caso, l'esperienza mi sta insegnando quanto sia davvero importante ricevere feedback, soprattutto sul lavoro. 
Vi avevo raccontato dell'ansia da valutazione di fronte alla mia prima "pagella lavorativa", ansia che si è però trasformata in una grande soddisfazione nel vedere i miei voti per questi primi mesi di lavoro del 2011. Ed al di là della soddisfazione e della felicità di ricevere il mio primo -piccolo- aumento grazie alla mia valutazione positiva, mi sono resa conto di quanto sia importante avere dei momenti in cui ci si guarda in faccia e ci si dice cosa si fa bene o dove si può migliorare. 
Certo, non sarà sempre tutto rosa e fiori. Forse ora sono così entusiasta perchè il mio feedback è stato positivo, se avessi sentito cose spiacevoli e soprattutto se avessi sentito giudizi secondo me immeritati o non condivisibili, come l'avrei presa? Quando si inizierà a parlare di aumenti -seri- o di promozioni, quando capiterà che il collega venga promosso prima di te, nonostante secondo te non lo meriti, quando ci saranno dissapori con chi ti fa la valutazione, anche allora penserò che ricevere dei feedback sia così importante?
Non lo so. Vedremo. 
Per ora penso che sia un'abitudine positiva e che può portare miglioramenti e crescita, soprattutto per chi ha da poco iniziato a lavorare, e, al contrario, ho già provato la frustrazione di non ricevere nessun feedback per alcuni lavori consegnati. 
Capita di finire un lavoro, magari di fretta perchè urgente, di metterci impegno ed idee, di fare tardi per perfezionare tutto, e poi di consegnarlo con soddisfazione, iniziando ad aspettare il momento in cui ti diranno "tutto ok, bel lavoro giulia!" oppure "così non va, devi fare correzioni"... Però a volte questo momento non arriva mai. 
A volte si sta in ufficio fino a tardi per avere un segnale, per ricevere eventuali correzioni da fare e per poterle fare subito, e poi non arriva nessuna comunicazione. Si sta lì in attesa e a parte la scocciatura, a parte lo stress, la cosa peggiore è che non saprò mai se quell'idea mia, quella frase che ho aggiunto al documento, quel grafico che ho fatto anche se il capo non me l'aveva chiesto sono stati apprezzati o se era tutto una cavolata. 
E allora si, anche io sto iniziando a dire "ah, quanto è importante avere i feedback!".
Sto forse diventando una vera consulente????

domenica 5 febbraio 2012

The Day After Tomorrow - La Bufera di Neve e il lavoro

In inverno ogni tanto arriva la neve. A Bologna di solito non ne arriva tanta, qualche centimetro, una spolveratina di bianco sulle strade, e tutto continua come sempre. Ogni tanto la neve arriva proprio durante le vacanze di Natale e tutti ci sentiamo molto presi dall'atmosfera, dal panorama da cartolina, dall'atmosfera da film Disney, dal bianco Natal. 
Ogni tanto invece, anche a Bologna, arriva la neve in febbraio, quando ormai ci sembrava di essere quasi al limite dell'inverno, quasi arrivati alla primavera, e cade per tre giorni di fila, e scende e scende e scende fino a depositare almeno 40 centimetri di manto bianco su strade, giardini, macchine... 
E quando arriva tutta questa neve, com'è possibile che la nostra vita non cambi per niente? 
Febbraio 2012 sarà ricordato come l'anno della grande nevicata. A Bologna ma anche su tutto il resto della Regione ed un po' in tutta Italia. E così fra le classiche polemiche su spalaneve che non spalano e spargisale che non spargono abbastanza sale, fra un servizio al tg sulla "morsa di freddo che stringe l'Italia" e la pessima figura fatta dal sindaco di Roma anche in quest'occasione, si riflette un po' sui propri ritmi di vita.
Quando ci si sveglia la mattina con la neve che scende e che non accenna a fermarsi e già 10 cm su tutte le strade, le opzioni sono due. O si va in strada armati di pala e catene e si inizia a spalare, cercando di far uscire la macchina dal cortile per precipitarsi al lavoro, o la si prende con più tranquillità (per chi può), e si ascoltano i prudenti consigli che invitano a stare a casa.
Io fortunatamente ho fatto parte, almeno per questa nevicata, al secondo caso. Con un lavoro che si fa essenzialmente al computer, non è stato un dramma lavorare per due giorni da casa, anzi. Anche se so benissimo che non per tutti è così facile. So benissimo che alcuni non possono assentarsi facilmente dal lavoro, e soprattutto so benissimo che per alcuni lavorare con la neve è ancora più difficile e pericoloso. E quindi capisco polemiche, lamentele e arrabbiature varie, soprattutto per chi è costretto a muoversi e si ritrova con una città bloccata ed in tilt. 
Si lo capisco, ma in realtà tutte queste pretese hanno davvero senso? Possibile che l'uomo abbia sempre la presunzione di controllare e gestire ogni evento naturale e di piegarlo al proprio controllo? Quando la neve è così abbondante è possibile che non ci siano disagi? Con mezzo metro di neve è possibile che tutto continui come prima???
Certo ci sono paesi che convivono con queste nevicate per alcuni mesi tutti gli anni, e in questi paesi, immagino che le persone non vadano in letargo, ma che continuino con la loro vita di sempre. Ma forse, per una volta, è nomale così, non è un fatto di inefficienza italica. In fondo se una nevicata così viene ogni 25 anni, è normale che i Comuni italiani non siano attrezzati. Altrimenti rischieremmo di cadere nel paradosso per cui vogliamo spazzaneve in abbondanza anche a Palermo, perchè in fondo non si sa mai..una nevicata forte potrebbe arrivare anche in Sicilia prima o poi!
E allora se vivessimo la neve come un'occasione per rallentare i ritmi, per prenderla con calma, per godersi un piccolo letargo, per far decidere gli orari e le priorità alla natura e non allo stress? Dai diciamolo, chi non ama la neve? Chi non si sente un po' bambino quando vede le nostre bellissime città imbiancate? Chi non si fa prendere dalla voglia di fare pupazzi di neve o battaglie di palle di neve?
In fondo, se succedesse davvero solo una volta ogni 25 anni non sarebbe così male, no?

martedì 10 gennaio 2012

Le mie cose

Ebbene si, questo è (o dovrebbe essere) un blog sul lavoro, eppure sto proprio parlando di quelle cose lì, comunemente dette anche ciclo, flusso, marchese, menorrea, mar rosso, i miei giorni, indisposizione, allarme rosso, semaforo rosso ... (fate una breve ricerca su internet e guardate quanti nomignoli sono usati pur di non pronunciare la parola con la M! l'espressione più strana e creativa??!? "sto ridipingendo la sala giochi..."!)
E tutto ciò c'entra qualcosa con il lavoro? Bè un pochino c'entra, almeno con le lavoratrici!
Non ci avevo mai riflettuto molto, ma oggi, seduta alla mia scrivania in ufficio, con un forte mal di pancia, molto scazzata, molto fiacca e debole, con poca energia e con i crampi, mi sono resa conto che la mia produttività e la mia concentrazione erano ai minimi storici ed ho iniziato a rifletterci su.
è possibile per le donne lavoratrici essere efficienti come gli uomini, se devono preoccuparsi, oltre a famiglia, bambini, anziani, lavori di casa, spesa, anche di non farsi condizionare da ciclo e ormoni?
Non so se l'argomento "ciclo & lavoro" sia stato indagato e studiato. La mia impressione è che, anche in questo caso, ci si sia affidati solo agli stereotipi, che come al solito finiscono per danneggiare le donne nell'ambiente di lavoro. E così è tutto un fiorire di storielle sulla (presunta?) lunaticità delle donne o sulla loro emotività, soprattutto in quei giorni. Tuttalpiù, almeno così si vede nei film, pare che possano essere utilizzate come simpatico espediente, visto che sembrano essere la scusa ideale, la giustificazione perfetta con qualsiasi capo (sempre uomo) per cui l'argomento M. è un po' un tabù e che quindi non oserà dire nulla.
Al di là degli stereotipi e al di là degli sketch, forse, per garantire una vera parità sul mondo del lavoro bisognerebbe tener conto di questi "giorni della luna"... Forse oltre ai permessi di maternità e di allattamento, dovremmo avere anche permessi speciali per quei giorni in cui le fitte alla pancia sono continue.. 
Personalmente non chiedo così tanto, per ora mi accontento di una bustina di moment, ma mi piacerebbe molto avere, di fianco alla macchinetta del caffè un divano, con un plaid, una teiera calda sempre piena ed uno scaldotto per quando non ce la faccio proprio più.
Dopo i nidi aziendali potrebbe essere questa la nuova frontiera delle pari opportunità?!?
O rischieremmo solo di non essere prese sul serio dai nostri colleghi maschi?