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domenica 11 marzo 2012

L'angelo del focolare

Passato l'8 marzo anche quest'anno, rimangono come al solito un po' di buoni propositi, una marea di dati che ci spiegano quanto ancora dobbiamo fare per la parità uomo-donna e un po' di rivendicazioni femminili in più. Al di là delle frasi fatte, degli auguri e delle mimose (che comunque, dai, fa piacere ricevere) cosa rimane dello spirito dell'8 marzo nella vita di tutti i giorni? Quei principi di uguaglianza e di pari opportunità che a tanti di noi sembrano così scontati ed ormai affermati, sono davvero patrimonio comune di tutti in Italia? La strada verso la parità fra uomini e donne, in tutti i settori, è una strada tracciata e lineare, con una rotta definita verso cui ci stiamo dirigendo, o è una meta difficile da raggiungere e ancora lontana?
Sono rimasta sconvolta nel leggere un articolo delirante su internet, su un sito che non linkerò, perchè proprio non voglio fargli pubblicità, in cui si spiegava come la vera vocazione delle donne sia la casa e la famiglia, e che la pretesa che le donne lavorino ha solo contribuito alla distruzione delle famiglie e all'aumento dei divorzi...
No. non sto scherzando. 
Era un articolo serio e recente, e nei pezzi più pazzeschi recitava testualmente così...

Da vero comunista con la fissa del lavoro, ha auspicato che il sistema Italia ampli l’estensione degli asili nidi e dei servizi all’infanzia affinché le donne siano più libere di lavorare. Invece di prendere atto che l’entrata della donna nel mondo del lavoro ha snaturato e destrutturato la famiglia italiana, Napolitano ha gettato le basi per un’ulteriore escalation di crisi famigliari. Al contrario delle donne che hanno festeggiato senza cognizione di causa (leggasi anche senza sapere quel che fanno), l’unico ad avere colto la valenza ideologica della festa della donna, è stato il presidente Napolitano. L’adoratore del Totem lavoro dovrebbe ricordarsi che sin dagli albori dell'umanità le donne hanno da sempre svolto ruoli che ruotavano prevalentemente all'interno delle mura domestiche. I risultati erano entusiasti: stabilità famigliare, figli rettamente allevati ed educati, aborti e divorzi zero. Poi arrivò il sessantotto e la festa della donna. Anarchici, rivoluzionari, figli dei fiori, libertini, comunisti, pagani, abortisti, divorzisti e femministe, insinuarono che la donna poteva realizzarsi maggiormente uscendo di casa. Gli effetti furono catastrofici: instabilità famigliare, figli allo sbando, aborti, divorzi e corna decuplicati. Fatti che nessuno può negare! Il governo Monti invece di perdere tempo a parlare di pari opportunità, di diritti delle donne, di quote rosa e baggianate analoghe, dovrebbe piuttosto impegnarsi a varare politiche famigliari che permettano alla donna di fare la madre e la moglie (una femmina stanca e stressata non è in grado di fare le fusa al marito) a tempo pieno senza costringerla ad uscire di casa. Le donne che scimmiottano i maschi nella carriera professionale o politica, non solo tradiscono il dono della femminilità, ma contribuiscono in maniera determinante all’impoverimento e alla denatalità del paese Italia. Meno festeggiamenti e mimose, e più figli! Le vere donne, mogli e madri, sono questo!

Ah Ah Ah. 
No. non è un pezzo satirico. 
A quanto pare c'è ancora una parte del mondo che ci vede come gli angeli del focolare, come tante moderne cenerentole chiamate a fare i lavori domestici, a rendere la casa un nido felice, a partorire figli a tutto spiano ed occuparci della loro educazione. E guai a mettere il naso fuori di casa! Ecco a cosa dovrebbe pensare il governo, a trovare un modo per impedire alle donne di uscire di casa, e magari anche di leggere i giornali o navigare su internet, non si sa mai che si facciano delle ambizioni personali o lavorative! In fondo è la biologia, la religione e la storia che lo dicono, no? 
Ragazze, a parte lo sdegno e l'incazzo per simili, queste si, baggianate, il problema è serio!
Quanti uomini, quanti ragazzi, quanti amici, fratelli o fidanzati, magari non con questi toni da talebano, pensano almeno un pochino queste cose? Tanti anni di femminismo, di giuste rivendicazioni, di manifestazioni e di proteste, hanno cambiato la società, gli uomini e anche noi donne?
Tutte sappiamo quanto sia difficile conciliare il lavoro e la carriera con la famiglia, tanti studi quantificano le ore di lavoro che le donne si sobbarcano rispetto agli uomini in lavori casa e lavori di cura, eppure la situazione non è poi così cambiata, almeno in Italia.
Quanti sono gli uomini che trovano normale cucinare, lavare, pulire o portare i bambini all'asilo? Quanti sono gli uomini che non danno per scontato che sia la propria compagna a lavare i piatti? Com'è possibile che dopo una qualsiasi cena, sono sempre le donne a scattare sull'attenti per iniziare a sparecchiare?
Colpa della cultura, colpa della società, colpa dell'abitudine e dell'educazione, si dice. 
Quindi le generazioni di donne che hanno lottato prima per il voto, poi per le leggi su aborto e divorzio, quelle che in piazza gridavano "il corpo è mio e me lo gestisco io", nelle loro case non sono state capaci di crescere i propri figli maschi con questi insegnamenti? 
Che speranza abbiamo allora, se a cuore di mamma non si comanda? 
Com'è possibile raggiungere la parità sul mondo del lavoro finchè non si raggiungerà anche la parità in casa, finchè non si condivideranno le responsabilità domestiche? E quale legge può farlo? Possiamo chiedere al governo di obbligare per decreto gli uomini a fare le lavatrici e a stirare? 
E se partissimo dalla scuola e dall'educazione per cambiare una volta per tutte la cultura e la società italiana? Ecco. La scuola è sempre la risposta. Però, per un tema così difficile da affrontare, ci vuole una riforma radicale...

Io ho un'idea...se reintroducessimo le materie di aggiustaggio e di educazione domestica, cambierebbe qualcosa? 
No, ma che avete capito, intendo aggiustaggio per le bambine ed educazione domestica per i i bambini! 
Forse così riusciremmo a rimescolare un po' le carte e ad eliminare le differenze di genere!
E quando sentirò una mamma rispondere al proprio figlio "Tesoro, non piangere, certo che puoi fare il vigile del fuoco come tua sorella. Non è vero che è un mestiere solo da femmina", allora avremo davvero eliminato gli stereotipi di questa società!!!



domenica 26 febbraio 2012

Feedback o non feedback

Uno dei grandi temi ricorrenti che sento spesso al lavoro, e che inizialmente pensavo facessero un po' parte del gergo consulenziale è quello delll'importanza dei feedback. 
In tutte le discussioni si sente sempre ripetere "vorrei un feedback", "ho bisogno di un feedback" "è importante avere feedback", "mi ha dato/non mi ha dato feedback"...
Onestamente pensavo fosse un po' un modo per darsi un tono, tutto questo parlare di feedback. Un po' come quando diciamo project management, o asap, o fyi o sal ecc ecc ecc... 
Eppure, in questo caso, l'esperienza mi sta insegnando quanto sia davvero importante ricevere feedback, soprattutto sul lavoro. 
Vi avevo raccontato dell'ansia da valutazione di fronte alla mia prima "pagella lavorativa", ansia che si è però trasformata in una grande soddisfazione nel vedere i miei voti per questi primi mesi di lavoro del 2011. Ed al di là della soddisfazione e della felicità di ricevere il mio primo -piccolo- aumento grazie alla mia valutazione positiva, mi sono resa conto di quanto sia importante avere dei momenti in cui ci si guarda in faccia e ci si dice cosa si fa bene o dove si può migliorare. 
Certo, non sarà sempre tutto rosa e fiori. Forse ora sono così entusiasta perchè il mio feedback è stato positivo, se avessi sentito cose spiacevoli e soprattutto se avessi sentito giudizi secondo me immeritati o non condivisibili, come l'avrei presa? Quando si inizierà a parlare di aumenti -seri- o di promozioni, quando capiterà che il collega venga promosso prima di te, nonostante secondo te non lo meriti, quando ci saranno dissapori con chi ti fa la valutazione, anche allora penserò che ricevere dei feedback sia così importante?
Non lo so. Vedremo. 
Per ora penso che sia un'abitudine positiva e che può portare miglioramenti e crescita, soprattutto per chi ha da poco iniziato a lavorare, e, al contrario, ho già provato la frustrazione di non ricevere nessun feedback per alcuni lavori consegnati. 
Capita di finire un lavoro, magari di fretta perchè urgente, di metterci impegno ed idee, di fare tardi per perfezionare tutto, e poi di consegnarlo con soddisfazione, iniziando ad aspettare il momento in cui ti diranno "tutto ok, bel lavoro giulia!" oppure "così non va, devi fare correzioni"... Però a volte questo momento non arriva mai. 
A volte si sta in ufficio fino a tardi per avere un segnale, per ricevere eventuali correzioni da fare e per poterle fare subito, e poi non arriva nessuna comunicazione. Si sta lì in attesa e a parte la scocciatura, a parte lo stress, la cosa peggiore è che non saprò mai se quell'idea mia, quella frase che ho aggiunto al documento, quel grafico che ho fatto anche se il capo non me l'aveva chiesto sono stati apprezzati o se era tutto una cavolata. 
E allora si, anche io sto iniziando a dire "ah, quanto è importante avere i feedback!".
Sto forse diventando una vera consulente????

domenica 5 febbraio 2012

The Day After Tomorrow - La Bufera di Neve e il lavoro

In inverno ogni tanto arriva la neve. A Bologna di solito non ne arriva tanta, qualche centimetro, una spolveratina di bianco sulle strade, e tutto continua come sempre. Ogni tanto la neve arriva proprio durante le vacanze di Natale e tutti ci sentiamo molto presi dall'atmosfera, dal panorama da cartolina, dall'atmosfera da film Disney, dal bianco Natal. 
Ogni tanto invece, anche a Bologna, arriva la neve in febbraio, quando ormai ci sembrava di essere quasi al limite dell'inverno, quasi arrivati alla primavera, e cade per tre giorni di fila, e scende e scende e scende fino a depositare almeno 40 centimetri di manto bianco su strade, giardini, macchine... 
E quando arriva tutta questa neve, com'è possibile che la nostra vita non cambi per niente? 
Febbraio 2012 sarà ricordato come l'anno della grande nevicata. A Bologna ma anche su tutto il resto della Regione ed un po' in tutta Italia. E così fra le classiche polemiche su spalaneve che non spalano e spargisale che non spargono abbastanza sale, fra un servizio al tg sulla "morsa di freddo che stringe l'Italia" e la pessima figura fatta dal sindaco di Roma anche in quest'occasione, si riflette un po' sui propri ritmi di vita.
Quando ci si sveglia la mattina con la neve che scende e che non accenna a fermarsi e già 10 cm su tutte le strade, le opzioni sono due. O si va in strada armati di pala e catene e si inizia a spalare, cercando di far uscire la macchina dal cortile per precipitarsi al lavoro, o la si prende con più tranquillità (per chi può), e si ascoltano i prudenti consigli che invitano a stare a casa.
Io fortunatamente ho fatto parte, almeno per questa nevicata, al secondo caso. Con un lavoro che si fa essenzialmente al computer, non è stato un dramma lavorare per due giorni da casa, anzi. Anche se so benissimo che non per tutti è così facile. So benissimo che alcuni non possono assentarsi facilmente dal lavoro, e soprattutto so benissimo che per alcuni lavorare con la neve è ancora più difficile e pericoloso. E quindi capisco polemiche, lamentele e arrabbiature varie, soprattutto per chi è costretto a muoversi e si ritrova con una città bloccata ed in tilt. 
Si lo capisco, ma in realtà tutte queste pretese hanno davvero senso? Possibile che l'uomo abbia sempre la presunzione di controllare e gestire ogni evento naturale e di piegarlo al proprio controllo? Quando la neve è così abbondante è possibile che non ci siano disagi? Con mezzo metro di neve è possibile che tutto continui come prima???
Certo ci sono paesi che convivono con queste nevicate per alcuni mesi tutti gli anni, e in questi paesi, immagino che le persone non vadano in letargo, ma che continuino con la loro vita di sempre. Ma forse, per una volta, è nomale così, non è un fatto di inefficienza italica. In fondo se una nevicata così viene ogni 25 anni, è normale che i Comuni italiani non siano attrezzati. Altrimenti rischieremmo di cadere nel paradosso per cui vogliamo spazzaneve in abbondanza anche a Palermo, perchè in fondo non si sa mai..una nevicata forte potrebbe arrivare anche in Sicilia prima o poi!
E allora se vivessimo la neve come un'occasione per rallentare i ritmi, per prenderla con calma, per godersi un piccolo letargo, per far decidere gli orari e le priorità alla natura e non allo stress? Dai diciamolo, chi non ama la neve? Chi non si sente un po' bambino quando vede le nostre bellissime città imbiancate? Chi non si fa prendere dalla voglia di fare pupazzi di neve o battaglie di palle di neve?
In fondo, se succedesse davvero solo una volta ogni 25 anni non sarebbe così male, no?

martedì 10 gennaio 2012

Le mie cose

Ebbene si, questo è (o dovrebbe essere) un blog sul lavoro, eppure sto proprio parlando di quelle cose lì, comunemente dette anche ciclo, flusso, marchese, menorrea, mar rosso, i miei giorni, indisposizione, allarme rosso, semaforo rosso ... (fate una breve ricerca su internet e guardate quanti nomignoli sono usati pur di non pronunciare la parola con la M! l'espressione più strana e creativa??!? "sto ridipingendo la sala giochi..."!)
E tutto ciò c'entra qualcosa con il lavoro? Bè un pochino c'entra, almeno con le lavoratrici!
Non ci avevo mai riflettuto molto, ma oggi, seduta alla mia scrivania in ufficio, con un forte mal di pancia, molto scazzata, molto fiacca e debole, con poca energia e con i crampi, mi sono resa conto che la mia produttività e la mia concentrazione erano ai minimi storici ed ho iniziato a rifletterci su.
è possibile per le donne lavoratrici essere efficienti come gli uomini, se devono preoccuparsi, oltre a famiglia, bambini, anziani, lavori di casa, spesa, anche di non farsi condizionare da ciclo e ormoni?
Non so se l'argomento "ciclo & lavoro" sia stato indagato e studiato. La mia impressione è che, anche in questo caso, ci si sia affidati solo agli stereotipi, che come al solito finiscono per danneggiare le donne nell'ambiente di lavoro. E così è tutto un fiorire di storielle sulla (presunta?) lunaticità delle donne o sulla loro emotività, soprattutto in quei giorni. Tuttalpiù, almeno così si vede nei film, pare che possano essere utilizzate come simpatico espediente, visto che sembrano essere la scusa ideale, la giustificazione perfetta con qualsiasi capo (sempre uomo) per cui l'argomento M. è un po' un tabù e che quindi non oserà dire nulla.
Al di là degli stereotipi e al di là degli sketch, forse, per garantire una vera parità sul mondo del lavoro bisognerebbe tener conto di questi "giorni della luna"... Forse oltre ai permessi di maternità e di allattamento, dovremmo avere anche permessi speciali per quei giorni in cui le fitte alla pancia sono continue.. 
Personalmente non chiedo così tanto, per ora mi accontento di una bustina di moment, ma mi piacerebbe molto avere, di fianco alla macchinetta del caffè un divano, con un plaid, una teiera calda sempre piena ed uno scaldotto per quando non ce la faccio proprio più.
Dopo i nidi aziendali potrebbe essere questa la nuova frontiera delle pari opportunità?!?
O rischieremmo solo di non essere prese sul serio dai nostri colleghi maschi? 

lunedì 2 gennaio 2012

Un anno di ...

Come sempre, uno dei primi giorni del nuovo anno è dedicato alla pulizia delle cose vecchie, alla sistemazione della nuova agenda e a tutte le operazioni che ne conseguono. Potrebbe sembrare un'attività molto operativa, ma in realtà diventa quasi un momento di filosofica riflessione sulla vita, sul tempo che passa e sui buoni propositi per il nuovo anno. Seguendo un po' l'onda dei tanti pensieri e dei tanti desideri che si esprimono il 31 dicembre, e che oggi, 2 gennaio, sono già stati un po' disattesi, anche il cambio di una semplice agenda può diventare l'occasione per fare un bilancio del passato e per riflettere sul futuro.
E così, ripercorrendo all'indietro la mia agenda 2011, alla ricerca di note importanti o di appunti da trascrivermi anche per il 2012, ripasso tutto il mio anno in dieci minuti, rivedendomi ogni festa, ogni compleanno, ogni laurea di ogni amico, ogni colloquio, ogni week end di vacanza, ma anche le tante ansie e paranoie che ai tempi mi sembravano così difficili da superare, e che oggi sono solo un pallido ricordo. 
Mi sembra di ricordare ogni lettera motivazionale imbucata con tante speranze, ogni cv compilato, ogni application che ho fatto e a cui non ho mai ricevuto risposta, e poi tutte le telefonate per fissare un colloquio: dalla prima, nevicava ed ero terrorizzata all'ultima, a luglio, con un vestito estivo ed i sandali ed un po' di consapevolezza di me in più. Rivedo tutti i colloqui di gruppo, più simili a giochi di ruolo che a veri colloqui, con tutte le persone che ho incrociato, e poi, dopo tanti timori, dopo due mesi e mezzo che allora mi sono sembrati così lunghi, finalmente la svolta: il mio primo stage, seguito dal mio primo vero contratto, e poi ancora, dopo tante ricerche, il mio lavoro a Bologna.
Che anno il mio 2011! Iniziato da freschissima neo-laureata e terminato da lavoratrice con già due contratti firmati alle spalle! No, non posso certo lamentarmi, e se a livello personale, tutto è andato più o meno bene, per il 2012, oltre ad augurarmi che per me continui così, ho anche tanti piccoli e grandi progetti da portare avanti. Nel 2012 vorrei riuscire a coltivare maggiormente i miei interessi, vorrei avere più tempo da dedicare ai miei amici, vorrei fare più attività fisica, vorrei essere meno condizionata dal giudizio e dalle aspettative degli altri, vorrei essere più risoluta nelle mie decisioni, vorrei andare a Parigi e in Sicilia, vorrei migliorare il mio inglese, vorrei vedere tanti bei film, leggere tanti libri, rivedere i miei amici dell'erasmus, imparare a camminare sui tacchi a spillo...
E il 2011 del resto del mondo com'è stato? Da Fukushima alla crisi, dalle inondazioni in tutto il paese allo spread che sale, dalle dimissioni di Berlusconi al governo Monti, dal protagonismo del nostro grane Presidente della Repubblica Napolitano all'irresponsabilità e alla bassezza delle Lega, dalla cattura di Bin Laden a quella di Gheddafi, dagli indignados a Se non ora quando... 
Dopo un anno così, pieno di crisi, preoccupazione, tragedie e sconforto (ma con alcuni spiragli importanti), oltre ai miei piccoli desideri quotidiani, penso anche alla mia generazione e al mio paese, e spero che il 2012 possa essere un anno di svolta. E quindi oltre a sperare nella pace del mondo, a cui comunque è sempre opportuno pensare, vorrei vedere un 2012 all'insegna del lavoro, vorrei che i miei amici trovassero occupazioni e contratti degni del loro impegno, della loro formazione e delle loro ambizioni, e non più solo stage gratuiti, vorrei che gli italiani smettessero di fare i furbi ed iniziassero a sentire la responsabilità e il dovere di pagare tutti le tasse, vorrei che le donne avessero le stesse opportunità degli uomini, in tutti i settori, vorrei che si prendesse sul serio la sicurezza sul lavoro, vorrei che la si piantasse con la xenofobia, vorrei che ci fosse un sentimento di collettività e coesione, no, non di nazionalismo, semplicemente di unità. Forse vorrei tante, troppe cose, eppure nessuna di queste mi sembra impossibile. Forse però la cosa più bella che vorrei, e che spero di riuscire a fare anche io, è che le persone riescano a vivere la propria vita collettivamente, senza pensare sempre e solo al proprio piccolo orticello, ma che si interessino agli altri, senza essere egoisti ma cercando di lottare per il bene di tutti. 
E poi fra una settimana rinizierò a lavorare, dopo tutte queste ferie, di nuovo il solito tran tran, e abbandonerò tutti i pensieri, le riflessioni, le analisi filosofiche di questi giorni per passare all'azione, sperando di non abbandonare anche troppi buoni propositi! Ma dopo aver notato, grazie alla mia agenda, quanto scorre in fretta il tempo, non sono molto preoccupata...in fondo a luglio manca ormai pochissimo!

sabato 3 dicembre 2011

Notte prima degli esami


Vi ricordate quelle serate estive lunghe, interminabili, subito prima dell'inizio delle vacanze,con l'ansia che dava quella continua sensazione di fastidio allo stomaco,con il classico caldo afoso bolognese che non dava tregua ed i pensieri tutti concentrati sull'ultimo sforzo:ultimi giorni di scuola, ultime interrogazioni, ultimi voti da conquistare per la media, la pagella e poi via,finalmente le vacanze!
Oppure quei giorni lunghi eterni, prima di un esame, magari uno di quelli estivi, uno degli ultimi, quando si è ormai stremati dall'anno appena trascorso, quando si vorrebbe solo finire, quando la stanchezza ci fa dire "qualsiasi voto purchè passi,purchè non debba più riaprire questi libri!"
Va bè...sto un po' esagerando, non sono mai stata così ansiosa, non per i voti o gli esami, non ho mai avuto problemi di voti o di esami, ma l'ansia non dipende, solo, da quello. L'ansia, un po' c'è, sempre e comunque. In fondo non è cosi piacevole essere giudicati, no? Avete presente la sensazione di attesa, di ansia per un giudizio che dovete ricevere...
Ecco non finisce tutto con l'università!i giudizi ci sono anche nel lavoro, come dappertutto, ma non mi aspettavo che a dicembre del mio primo anni di lavoro avrei ricevuto la pagella!
Si, non un giudizio così, informale, ma una vera e propria pagella fatta dalla responsabile del progetto a cui lavoro, e non solo per i neoassunti come me, ma per tutti!
Si chiama scheda di feedback e non pagella, ma il concetto è quello,e da questa scheda dipendono promozioni e aumenti...un vero sistema meritocratico - almeno in apparenza, poi si vedrà. E come al solito un po' di ansia c'è. Sono andata bene, lo so, ma cosa avrei ootuto fare di più, cosa si sarebbero aspettati di più da me, quali avranno individuato come miei punti di debolezza??
E come per qualsiasi fine quadrimestre che si rispetti, mi ritrovo ora a lavorare di più, a fare tardi per finire le cose, a non poter sbagliare nulla, in fondo ho sempre avuto la media dell'8, non vorrei rovinarmi la media proprio ora!

sabato 19 novembre 2011

Oggi lavoro da me

Sono contenta di lavorare. Sono consapevole di essere una privilegiata ad aver trovato lavoro cosi presto, dopo la laurea. Sono felice del lavoro che ho trovato ed ho voglia di mettermi in gioco, di trovare la mia realizzazione nel lavoro. Dopo questa premessa non poteva non saltare fuori un però... Ed infatti c'è. Sono contenta del mio lavoro, però, tutte le mattine quando sento la sveglia, penso che i miei prossimi 40 anni (chissà forse pure di più) saranno regolati da questi ritmi. Che la mia sveglia suonerà inesorabile, dal lunedì al venerdì, tutte le mattine, e che io, volente o nolente, non potrò spegnerla e girarmi dall'altra parte, ma dovrò alzarmi ed iniziare un'altra giornata di lavoro. Otto e molto spesso più ore chiusa nel mio ufficio, davanti allo schermo del computer, moltiplicato per più di 200 giorni, moltiplicato per una quarantina d'anni... Fa un sacco di tempo, e a volte questo pensiero mi lascia un po' sgomenta!
È bello lavorare, ma a volte mi chiedo se non sarebbe più bello farlo nella propria casa, con i propri ritmi e con i propri spazi. Cioè quanta gente va in ufficio tutti i giorni senza che ce ne sia realmente il bisogno? Serve essere tutti concentrati nello stesso spazio e nello stesso arco della giornata per lavorare bene?
Per alcuni lavori è sicuramente necessario, anzi imprescindibile. Gli uffici con relazioni con pubblico e clienti, alcune mansioni che è necessario fare in gruppo, il professore che deve fare lezione in aula e il medico che deve visitare all'ospedale. Ma in quanti casi non sarebbe necessario? Il mio è un lavoro il più delle volte "solitario", a parte quando sono dai clienti, o quando ho riunioni con i colleghi, lavoro per conto mio, e potrei essere ovunque a farlo. Grazie alle mail, a skype e ai telefoni capita già ora di lavorare in rete da uffici diversi senza bisogno di spostarsi, e allora perchè non incentivare il tele-lavoro?
Si parla tanto di flessibilità del lavoro, ma perchê in Italia questo si è tradotto quasi solo in precarietà? Un lavoro flessibile non dovrebbe anche essere un lavoro che si adatta alle esigenze diverse dei diversi lavoratori?O dobbiamo avere il massimo rischio, minimi diritti e neanche la possibilità di organizzare la nostra vita e gestire il nostro tempo di lavoro?
Il tele-lavoro in Italia esiste già ma è un po' una bestia rara...come il congedo parentale per i padri. Si c'è, dovrebbe essere un diritto, ma in fondo chi usufruisce di questa possibilità?il rischio non è quello di essere "bollati" come nullafacenti, disinteressati al lavoro, poco disponibili, ed avere cosi la carriera bloccata?
Sarei più produttiva a lavorare in pigiama, con la mia tazza di tisana a fianco e cucinando nella mia cucina per pausa pranzo?
Secondo me si. Magari non tutti i giorni, magari non quando ci sono riunioni o impegni in loco, ma sarebbe bello poter autogestire il proprio tempo, anche quello lavorativo due o tre giorni a settimana.
Chissà. Ora sono una neoassunta e forse è un po' presto per fare rivendicazioni, ma inizio a pensarci e magari prima o poi lo farò!